I Sentieri della Liberazione

L’evoluzione spirituale procede in due modi: attraverso l’evoluzione degli organi psichici individuali, in grado di determinare la capacità e la qualità dei concetti generati e percepiti, e attraverso l’evoluzione delle religioni, che influenzano la maturazione del pensiero collettivo.

Attraverso queste due vie, una individuale ed una collettiva, interconnesse e interdipendenti, l’umanità raggiungerà uno nuovo stato di coscienza.

Noi tutti siamo anime in espiazione, checché se ne dica non siamo qui per godere, anche se questo è il desiderio della maggioranza spiritualmente arretrata, bensì siamo chiamati ad una vita di fatica per il miglioramento della nostra posizione spirituale, attraverso la liberazione di quelle qualità subumane, che fanno capo al nostro io inferiore o subcosciente, proprie della vita animale, per conquistare quelle qualità superiori, proprie dello spirito e del nostro io superiore , situato nel supercosciente.

La grande vocazione dell’umanità è così quella di ascendere.

Nel nostro piano di vita vige tuttora le legge della lotta e della supremazia del più forte o del più furbo, cioè di un’intelligenza utilizzata al negativo, al fine di raggiungere la propria personale vittoria, la propria affermazione a discapito degli altri. Anche se verniciato da civiltà, continua ad imperare l’antico principio “mors tua vita mea” ,in una forma meno feroce, ma non per questo meno dannosa.

Esiste sulla terra, senza bisogno di cercarlo altrove, un inferno costituito dal mondo animale e subumano, al quale partecipano la bestia, l’uomo di razza inferiore, e spesso anche il cosiddetto civile. Questo mondo ha la sua legge, e gli istinti feroci […] Lì la forza regna come valore supremo.” (Pietro Ubaldi, Frammenti di Pensiero e di Passione)

Ora, l’essere umano è chiamato, se vuole salvarsi, e se vuole davvero migliorare la propria posizione evolutiva e considerarsi degno del titolo di “essere superiore sulla terra”, a superare questo sistema di lotta, fatto di sopraffazioni, inganni, evasioni da regole di comportamento di utilità collettiva, egoismo e illusori vantaggi individuali.

Anche se sembra utopistico e irrealizzabile in un mondo feroce come il nostro, l’essere è chiamato a conquistare, attraverso una vera e propria rivoluzione biologica, non solo etica e morale, qualità di ordine superiori, quali l’altruismo, la bontà, l’onestà, la giustizia, lo spirito di sacrificio, il senso del dovere, ecc.. e che dovranno far parte del bagaglio di istinti che faranno dell’uomo un essere davvero superiore, un uomo della Nuova Era.

Oltre al vigente sistema della forza che si trova sulla Terra, alcuni eccezionali esseri, hanno infatti saputo incarnare i valori suddetti, che tanto poco si addicono alla spietatezza del nostro mondo. Eppure questi individui sembravano guidati da un altro tipo di forza, più sottile e imponderabile , incomprensibile alla maggioranza degli uomini incapaci di udire la Voce dello Spirito. Attraverso di essa questi individui vinsero il Mondo, rinunciando al metodo della lotta tipica del nostro piano di esistenza.

È percorrendo i sentieri della liberazione che si sposterà  il baricentro dell’uomo dal piano animale, al piano umano e da questo al piano super-umano, così come fecero i maestri dello spirito e i santi. Queste vie vogliono condurci dalla forza alla giustizia, dalla legge dell’egoismo individualista a quella dell’altruismo collettivo, dall’utile immediato all’Ideale Superiore.

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Il passaggio tra i due sistemi di vita, così in antitesi tra loro, uno facente capo alla Terra e l’altro al Cielo, non può avvenire anche qui se non attraverso la lotta; che però ha in questo caso già cambiato il suo orientamento, diventando da esteriore, contro l’ambiente e i propri simili, ad interiore, cioè rivolta contro sé stesso per dominare le forze inferiori della propria personalità.

L’uomo deve misurarsi in una lotta titanica, non più contro i suoi simili, ma contro le potenti, invisibili, tenaci leggi naturali dentro di lui, che sono la sua stessa personalità, che deve a sua volta distruggere e ricostruire, uccidere e resuscitare. Questa distruzione di sé stesso è la prima sofferenza che gli tocca affrontare.” (Pietro Ubaldi, Frammenti di Pensiero e di Passione)

Questa transizione, seppur inizialmente dolorosa, tra i due piani di vita, comporta  una sempre maggiore comprensione degli articoli della Legge, una progressiva realizzazione della divinità, attraverso cui si cerca di “fuggire da un mondo inferiore, di trasformare la sua legge, di liberarsi, insomma, da tutti i dolori che lo popolano.”

I sentieri della liberazione conducono così alla cessazione della sofferenza e alla conquista della felicità.

La sofferenza è l’ultimo anello di una catena costituito da: involuzione, ignoranza, egoismo, forza, lotta, selezione.

Il dolore nasce dunque dal regime di forza e di lotta necessario per la selezione del più forte ma è anche mezzo utile al progresso nei mondi inferiori. È così che il progresso evolutivo stesso farà si che il dolore elimini il dolore, sviluppando un intelligenza positiva, illuminata e comprensiva di modi di vivere più elevati e giusti, in adesione alla Legge di Dio.

È però utile comprendere che non è la cosa più saggia quella di aspettare passivamente le conseguenze dei nostri comportamenti e dei nostri modi di pensare errati, che sotto forma di sofferenza vengono a risvegliare la nostra intelligenza sommersa:  ma è necessario lo sforzo di voler progredire verso forme di vita più elevate, prendendo vie più opportune.

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Quali sono, dunque, i sentieri che portano al raggiungimento dell’evoluzione spirituale?

In primo luogo è necessario allinearsi alla Legge di Dio. Per realizzare questo occorre seguire il principio di rettitudine, a cui si deve accompagnare il nostro sforzo di volontà per accelerare questo processo di adesione. E’ necessario mettere la nostra intelligenza al servizio di uno scopo superiore, e non asservirla ai piaceri e agli interessi personali. Così è indispensabile un quotidiano atto di volontà, lento ma costante, che ha il potere di modificare le nostre abitudini. Questo secondo la tecnica degli automatismi, che ci permetterà la distillazione e l’assimilazione di nuove qualità nella nostra personalità attraverso la lunga ripetizione.

Lo sforzo e il lavoro di evoluzione sono necessari, soprattutto all’inizio, per passare dal disagio all’adattamento e da questo, attraverso l’abitudine, alla necessità del nuovo stato.” (Pietro Ubaldi, Frammenti di Pensiero e di Passione)

Un altro mezzo per raggiungere la liberazione è la rinuncia. La rinuncia è l’abbandono delle vecchie forme di vita, mentre la rettitudine è l’affermazione del nuovo modo di vivere. Per poter far nascere l’uomo nuovo è così necessario che muoia l’uomo vecchio. Per costruire dobbiamo prima distruggere. Perché risorga l’Angelo, la bestia deve morire.

Da questa rinuncia nasce la lotta interiore, per la resistenza che la nostra natura inferiore opporrà al suo annientamento, la tremenda lotta tra lo spirito e la materia; passaggio necessario per l’affermazione della nostra natura superiore.

La rinuncia però non deve essere un annientamento fine a sé stesso, che di per sé sarebbe anti-vitale e infeconda, ma solo come condizione necessaria alla nostra affermazione su un piano di vita più evoluto ed elevato. Si distrugge solo per ricostruire.

Un altro importantissimo e tanto poco compreso mezzo di liberazione dal dolore, è il dolore stesso.

Il dolore viene superato dal dolore, viene distrutto dalla sua accettazione, proprio come si piega un nemico abbracciandolo.” (Pietro Ubaldi, Frammenti di Pensiero e di Passione)

Nella legge di equilibrio universale, un effetto si neutralizza solo riconducendolo alla causa, ci spiega Ubaldi, affinché trovi la sua compensazione. Il dolore può così scomparire solo con l’unica condizione di aver pagato il debito alla eterna legge di Giustizia. Così è molto più saggio accettare la situazione in cui ci troviamo, estinguere celermente il debito, piuttosto che ribellarsi negativamente ad una situazione, indebitandosi continuamente e peggiorando la nostra posizione. La Legge non si può defraudare, e tentare la Misericordia (l’elasticità della Legge), cercando di posticipare la reazione compensativa al nostro tentativo di fuga e di inganno, non ci libererà, ma anzi peggiorerà, il nostro inesorabile destino.

Quindi, eliminando la reazione attraverso l’estinzione del debito, il dolore opera la progressiva armonizzazione e applicazione della Legge nell’io, determinando così l’evoluzione.”

Abbiamo inoltre visto che il dolore è la conseguenza del regime di forza e di lotta che vige sul nostro piano di esistenza: ma che si elimina automaticamente salendo su un piano di esistenza più elevato. Progresso e dolore sono strettamente collegati: il dolore fa l’evoluzione, permettendo di creare un tipo di vita superiore e l’evoluzione elimina il dolore, applicando il metodo evangelico di vita.

Così solo si spiega il significato del sacrificio e del martirio, e il Sommo Esempio di Cristo, che pochi hanno compreso, e ancora meno sono coloro che lo hanno saputo applicare. Cristo che muore sulla croce, redimendo l’umanità con la Sua Passione, ci insegna a vivere, imitandolo, questa Via che è, ad un primo livello, quello dell’accettazione del proprio dolore, ma ad un livello più evoluto, è una rinuncia volontaria, libera, ed è l’altruistica scelta di farci carico anche della altrui sofferenza.

Ogni forma di dolore, se accettata, può diventare uno strumento di ascensione e non una avversità senza senso, un aberrazione della vita, negativa e distruttiva.

Anche nelle sue forme materiali, dove, con maggiore evidenza, sembra una sconfitta, come nel mondo organico, il dolore può svolgere una funzione creativa, come è logico in un universo dove tutto ha un senso e un valore per realizzare il bene. Un male fisico ha una funzione creativa nel mondo morale perché, distillato, si trasforma in uno strumento di rinuncia e di ascensione. È l’insospettabile funzione biologica del patologico.” Pietro Ubaldi (Frammenti di Pensiero e di Passione)

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In sintesi sono dunque 3 le vie della liberazione di ordine interiore e morale:

  1. la rettitudine che ci conduce alla giustizia
  2. la rinuncia che conduce al superamento della nostra animalità e natura inferiore
  3. il dolore che pagando il proprio debito (karma) alla Legge, in accettazione ne neutralizza la reazione.

A queste ne aggiungiamo una quarta che è la via del lavoro, di ordine materiale e utilità sociale a cui dedichiamo ora solo un breve accenno.

Il lavoro deve superare la sua visione di condanna e mera utilità di guadagno personale e trasformarsi in un concetto di lavoro-funzione sociale, di lavoro-missione. Il sostentamento economico che ne deriva, frutto della propria fatica e del dovere di dare il proprio contributo alla società, se le condizioni fisiche (età e salute) e psichiche lo permettono, è la giusta ricompensa con cui l’individuo può e deve mantenersi.

Il lavoro diventa così una funzione specifica e di utilità nel grande organismo collettivo. Il nuovo comandamento è lavorare. Dal benessere materiale, frutto della propria onesta fatica, che sta nella misura di avere quanto necessario per la propria sussistenza, può scaturire anche l’evoluzione spirituale. Diversamente un lavoro che mira ad accumulare oltre il necessario, o una ricchezza non guadagnata con la propria fatica, ed eventualmente non utilizzata a pro della società, sarà un debito che presto o tardi dovremo saldare.

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Ecco qui mostrati brevemente i sentieri della liberazione dalla catena della sofferenza: ognuno di noi è chiamato a percorrerli per sé e per il bene collettivo: ricordandoci come sempre che il primo grande cambiamento è sempre individuale, e che lo sforzo è sempre personale e bisogna assumersene tutta la piena responsabilità, da cui ne avremo per compenso anche il giusto merito. Una società migliore, è fatta di individui migliori, ed una società giusta è fatta di individui profondamente giusti.

Solo accettando il sacrificio del nostro contributo miglioreremo: diversamente se aspettiamo che altri facciano questo al posto nostro non avremo nemmeno il diritto di lamentarci, ne potremo godere di una posizione spirituale migliore.

Per ulteriori approfondimenti consigliamo la lettura dei seguenti articoli:

Bibliografia di riferimento: Frammenti di Pensiero e di Passione (Pietro Ubaldi)

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