Evoluzione, tra libertà e determinismo

Evoluzione, la parola probabilmente più menzionata nei nostri articoli.

Evoluzione, che richiama ad un continuo divenire, ad un incessante trasformismo, ad un ritmo che segna il progresso di tutte le cose: è concetto semplice e complesso allo stesso tempo. È di facile intuizione, ma nei suoi dettagli si sviluppa in modo per noi a volte oscuro e misterioso.

Per questo cerchiamo di scoprirla in ogni aspetto che ci interessa, e la ritroviamo sempre a segnare il passo del nostro cammino individuale e collettivo.

Iniziamo con il definire che tutto il processo evolutivo ha un telefinalismo che lo sostiene, e cioè una Meta.

Checché ne dicano alcuni scienziati e studiosi che affermano che l’evoluzione sia frutto della casualità, per noi essa non è affatto frutto del caso, ma è diretta da una intelligenza e da una volontà ben precisa.

Lo scopo finale dell’evoluzione è la spiritualizzazione di ogni forma vivente e di tutte le cose. In altre parole la sostanza spirituale, che nel nostro Universo si manifesta come materia γ, energia β, vita α, quale prodotto di un accentramento cinetico, contrazione di movimento ed energie –frutto di una Caduta Involutiva-, tende con l’evoluzione appunto, ad attuare un decentramento cinetico, un’espansione di movimento come conseguenza del fenomeno di risalita o ritorno evolutivo al punto di Origine.

Il grande respiro dell’Universo va dal Sistema all’Anti-Sistema, 1° fase involutiva; e dall’Anti-Sistema al Sistema, 2° fase evolutiva. Se la prima fase è la materializzazione della sostanza spirituale, la seconda è appunto la sua smaterializzazione, o come meglio l’abbiamo definita spiritualizzazione.

Dio è il punto di Origine, e Dio è Spirito, dunque l’evoluzione non può che ricondurci a questo stato iniziale!

In altri articoli, seppur sommariamente, abbiamo visto come dalla materia e dall’energia nasca la vita, anche se da sole, queste due componenti sarebbero insufficienti per generarla: allo stesso modo abbiamo visto come dalla vita nasca lo spirito, ma anche la vita in sé è insufficiente a generare lo spirito.

Cosa si nota dunque in un primo momento? Si nota che dal materiale precedente emerge sempre un elemento nuovo, e che quel materiale è il substrato necessario affinché il nuovo si riveli. Così la materia e l’energia sono il substrato per far emergere la vita, e la vita è il substrato per far emergere lo spirito.

Come un edificio, la costruzione avviene per piani successivi, e le costruzioni precedenti sono necessarie per costruire i piani superiori. È per questo che vediamo che da un elemento più elementare nascerà un elemento più complesso, che dal meno nasce il più, seguendo il Principio del Seme.

Così ad una più profonda analisi notiamo che nulla nasce dal nulla, all’improvviso: tutto riemerge così dal profondo, allo stesso modo di come un maestoso albero nasca da un piccolissimo seme. Tutto è già in potenza, in attesa di maturazione; di riaffiorare per le tortuose vie dell’evoluzione.

Lo spirito non è una creazione della vita, ma una rivelazione attraverso la vita, di ciò che ora semplicemente riappare, perché già esisteva nel sistema prima che decadesse” (Pietro Ubaldi, Evoluzione e Vangelo)

Così lo spirito tende a riaffiorare, a riemergere dalla materia in cui è sepolto. La vita così non lavora a caso, senza un senso, non si vive solo per vivere con il solo scopo di esistere su questa terra, ma la vita è al servizio di un fine più alto.

Ecco che i tentativi e le sperimentazioni della vita hanno lo scopo di ridestare lo spirito latente, per far sì che esso ritrovi la Via di Ritorno, liberandosi dalle pastoie della materia.

C’è chi a ragione obbietta che l’umanità sembra però procedere in direzione opposta. A questo rispondiamo che nella lotta per la vita, essendo la vita un sistema libero, non si può impedire che l’intelligenza umana non prenda la piega della furbizia e della sopraffazione, anziché quella dell’onestà e della rettitudine. L’essere è libero sempre di scegliere la via del Bene o del Male.

Ma approfondendo la questione possiamo anche rispondere che l’evoluzione procede ad ondate, in cui vi possono essere periodi in cui troviamo masse di individui dirette più verso il basso che verso l’alto.  Le quali masse saranno sottoposte a forze correttive e reazioni educative da parte della Legge, per far riprendere la giusta via anche ai più coriacei. Questi moti contrari sono solo delle increspature superficiali alla grande corrente che dal profondo e nel profondo avanza.

Questa obiezione inoltre ci permette ora di scoprire una verità fondamentale dell’evoluzione: e cioè che essa procede per due vie.

La prima via è sotto la guida incessante della Sapienza della Legge di Dio, che inesorabilmente vuole riportare tutti a Casa, al Sistema, da cui ci siamo allontanati, cadendo nell’Anti-Sistema.

La seconda via è che l’evoluzione procede anche per il metodo del tentativo, che lascia all’essere umano tutta la libertà della sperimentazione e dell’apprendimento.

Quindi la prima via esprime appunto il telefinalismo dell’evoluzione e cioè la spiritualizzazione in cui la vita deve inevitabilmente sfociare, come il fiume che deve arrivare al mare.

La seconda esprime la possibilità di una temporanea digressione che l’umanità potrà prendere a causa del suo arbitrio, ma che dovrà cedere inevitabilmente al determinismo evolutivo del Pensiero della Legge: sempre come il fiume, che pur prendendo percorsi diversi e vie traverse, dovrà comunque presto o tardi sempre sfociare nel mare!

L’evoluzione la possiamo così immaginare, nei suoi tratti generali, anche come una scala che andrà tutta percorsa, seppure ogni tanto vi possano essere degli scivoloni che segnano una temporanea discesa, si dovrà però riprendere ad avanzare. Ogni punto della scala è sia un punto di arrivo, che un nuovo punto di partenza: l’individuo può decidere di salire, arrestarsi o scendere, ma non può mutare il percorso stabilito da questa.

Così vediamo come il processo evolutivo sia un fenomeno guidato dall’Intelligenza direttiva della Legge, ma allo stesso tempo è come un fenomeno abbandonato a sé stesso.

Senza la presenza di queste forze superiori non si spiega come la vita abbia potuto percorrere un cammino ascensionale, come dal caos primordiale si sia sviluppato un ordine, come dal caso sia nata la vita, come la vita si è costruita fino all’essere umano, come in alcuni uomini lo spirito sia così grande da trascenderla nei suoi istinti biologici!

Tuttavia si deve riconoscere anche il merito della fatica dell’essere, che attraverso i propri sforzi e i suoi tentativi è riuscito ad imporsi sull’ambiente e a sviluppare la propria intelligenza.

Ecco dunque che, accanto alla fatica necessaria per ascendere, bisogna riconoscere la presenza di una provvidenza che parallelamente ha fornito tutti gli elementi che occorrevano perché quell’ascesa si potesse realizzare, elementi preparati in antecedenza ed incontrati nell’ambiente, perché lo sforzo dell’essere potesse utilizzarli” (Pietro Ubaldi, Evoluzione e Vangelo)

Come può il caso avere generato i pianeti, l’atmosfera, una determinata composizione chimica nell’aria, temperature, umidità, acque, terre, calore e luce tutto perfettamente idoneo per la comparsa ed il mantenimento della vita?

Nell’evoluzione dunque non si constata solo un telefinalismo ma anche una previdenza affinché si raggiunga il fine stabilito!

E tra la meta e gli aiuti provvidenziali, nel mezzo vi è la fatica dell’essere con i suoi tentativi, affinché conquisti con il proprio sforzo l’obbiettivo e ne abbia anche merito.

L’Eterno è come un padre che veglia ed assiste i propri figli, aiutandoli indirettamente; li lascia cadere affinché loro imparino a non cadere più, ma al contempo vigila su di essi e li sostiene perché non si smarriscano.

In sintesi vediamo come si rivela l’intelligenza e la volontà della Legge nei suoi 3 momenti:

  1. Imposizione di un telefinalismo come meta finale dell’evoluzione, il cui scopo è la felicità dell’essere
  2. Creazione delle condizioni indispensabili perché questo si raggiunga (previdenza e provvidenza)
  3. Guida e sostegno dell’essere, accompagnando e dirigendo il suo sforzo nella direzione voluta dal telefinalismo.

Ed infine riassumiamo come si sviluppa l’evoluzione dell’essere umano attraverso il proprio sforzo:

  1. Utilizzo del metodo del tentativo, legato alla propria ignoranza, frutto della sua caduta nella materia
  2. Apprendimento attraverso l’esperienza, e i dolori correttivi legati agli errori commessi in funzione delle norme stabilite dalla Legge
  3. Istinto di progresso presente nell’essere umano che lo spinge ad avanzare.

Si conciliano così la libertà individuale della creatura ed il determinismo della Legge, libertà e destino si accordano nella grande sinfonia della vita e del suo scopo: l’evoluzione.

Bibliografia di riferimento: Evoluzione e Vangelo (Pietro Ubaldi)

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