Libertà e Destino

La filosofia si dibatte tra i due scogli del determinismo e del libero arbitrio senza saper decidere esclusivamente per nessuno dei due. Il problema è solubile solo tenendo conto dell’evoluzione che sposta la vita lungo vari piani di esistenza, e delle leggi in ognuno di essi imperanti, per cui il determinismo proprio della materia evolve nella libertà propria dello spirito, e viceversa. La libertà è concessa alla conoscenza, alla coscienza e saggezza, il cammino forzoso, è legato all’ignoranza, all’incoscienza capace di abuso.” (Da Problemi dell’avvenire, cap. 11, di Pietro Ubaldi)

La sintesi filosofica e spirituale di Ubaldi ci offre, per ogni tema, una visione organica e unitaria, in cui problemi e gli argomenti si risolvono con una logica stringente e completa.

Osservando questa visione, la libertà e il destino, che per noi sono sinonimi di libero arbitrio e determinismo, rappresentano due poli opposti, agli antipodi l’uno rispetto all’altro. Ma come ogni principio dualistico, inverso e complementare, si completano a vicenda.

Il determinismo, rappresenta l’ineluttabile destino, la conseguenza fatale della nostra vita e dei suoi eventi; tutto ciò che non può essere modificato, cambiato, che ci piomba addosso inevitabilmente e per cui non vi è scampo e da cui non si può fuggire.

All’opposto la libertà arbitraria, è il campo aperto delle nostre scelte, il tutto possibile, le diverse direzioni in cui dirigerci e l’opportunità della realizzazione delle nostre speranze e dei nostri desideri.

Apparentemente inconciliabili ma pur presenti entrambi, in una certa misura, nelle nostre vite, libertà e destino, sono un intreccio di impulsi che si bilanciano riequilibrandosi e che si sviluppano sempre all’interno di una Legge Superiore, in cui queste due forze si muovono e si sviluppano.

Come affermato nella citazione presa all’inizio, la vita si sposta lungo piani di esistenza legati al processo di evoluzione: che consiste, in pratica, nel tratto di cammino percorso dall’essere, lungo la via di ritorno a Dio. Così troveremo nel mondo esseri più evoluti di altri, che saranno rispetto a lui involuti; ed esseri a lui superiori, in cui è lui ad essere involuto. Tutto è così relativo in base al livello che si è guadagnato. Libertà e determinismo sono così sempre legati al piano evolutivo di riferimento.

Cosa significa questa affermazione?

Innanzitutto, per quanto riguarda l’essere vi è una libertà e un determinismo sempre relativo, così più l’essere è involuto, e vive nei bassi piani della vita, e minore è la libertà di cui gode e più vincoli deterministici possiede. Al contrario, più l’essere è evoluto, e vive nei livelli più alti della vita, e maggiore è la libertà di cui gode e meno determinismo vincola la sua esistenza.

Questo perché nei piani più bassi della vita, l’individuo è mosso solo ed esclusivamente dai propri istinti; spinto da irresistibili impulsi che non sa dominare e a cui seguiranno gli effetti che determineranno il suo destino. I suoi istinti rappresentano un fascio di forze che trovano libero sfogo, in quanto l’individuo non è ancora sufficientemente maturo per guidarli e controllarli, così le sue azioni avranno il carattere del determinismo. Così appare fatale l’esito della sua vita.

Al contrario più l’essere è evoluto e più riesce attraverso la propria intelligenza e volontà, a dominare tali impulsi inferiori, riuscendo in tal modo a dirigere i propri pensieri e le proprie azioni, godendo di maggiore libertà e di minore determinismo nelle proprie scelte. Così più l’essere si spiritualizza e maggiore sarà il suo grado di libertà e la sua ampiezza di movimento.

Ma l’essere, in qualunque posizione si trovi all’interno della scala evolutiva, si trova sempre e comunque immerso nella Legge di Dio, che è una volontà deterministica che tutto guida verso la realizzazione del fine ultimo dell’intera umanità: la nostra felicità e la nostra salvezza.

Così i due concetti, InvoluzioneEvoluzione, si inquadrano all’interno della Legge. Essi sono due tempi, nel grande ciclo della Caduta e della Redenzione, in cui la massima involuzione è il punto di maggiore caduta e allontanamento dall’Ordine di Dio, e la massima evoluzione è il compimento della redenzione e il rientro nell’Ordine della Sua Legge.

Per riassumere, abbiamo visto che l’essere può godere di una sempre maggiore libertà, quanto più si evolve, ma sempre inquadrato all’interno del determinismo della Legge.

Facciamo un esempio. Prendiamo come riferimento un fiume con i suoi argini e la direzione della sua corrente. Argini e corrente rappresentano il determinismo, i principi assoluti che dirigono la vita al suo interno.

La libertà è l’oscillazione all’interno di questi argini e la direzione di movimento in cui i pesci, al suo interno, nuotano. Tutti i movimenti sono concessi, ma entro i limiti degli argini del fiume, che non possono essere valicati. Così anche la direzione può essere quella di muoversi o a favore o contro corrente.  Va da sé che muoversi controcorrente è faticoso, controproducente, e alla fine il pesce sopraffatto dalla fatica non potrà che cedere sotto l’impulso dominante della corrente del fiume, ed inoltre ostinarsi ad andare contro i suoi margini significa essere rimbalzati indietro con conseguenze dolorose.

Al contrario muoversi a favore di corrente è facile, utile, e consente un gran risparmio di energia, ed un certo grado di libertà entro i margini del fiume sono concessi come libera sperimentazione.

Così la Legge rappresenta il fiume e noi siamo i pesci che in Essa nuotano.

In pratica, noi, non possiamo che muoverci che all’interno di queste pareti, e il nostro sviluppo è sempre disciplinato dalla Legge che inquadra all’interno di un ferreo determinismo le nostre oscillazioni libere, ammesse per la necessità di sperimentare e indispensabili alla formazione della coscienza.

Anche se volessimo continuare a ribellarci al Suo Ordine, in realtà rimarremo sempre confinati al suo interno, solo finendo per porci ai suoi antipodi, all’opposizione. Mai potremo, infatti, con la nostra libertà arbitraria uscire dalla Legge e creare un ordine diverso o nuove regole e nuovi principi, poiché la creazione e le sue leggi spettano solo a Dio e non alla creatura; la quale può solo finire, con la ribellione, a confinarsi lontano da Lui, rimanendo, peró, sempre vincolata ai Suoi Principi.

Tali principi di libertà individuale inquadrato all’interno del determinismo dell’universo, li ritroviamo anche nelle scoperte della nostra scienza moderna. Nei singoli elementi subatomici di cui è composta la materia ritroviamo la stessa libertà del singolo individuo. Il libero arbitrio impone una certa imprevedibilità e indeterminazione, così come accade alle particelle del mondo sub-microscopico; in un caos che i nostri occhi e la nostra intelligenza non riescono ancora a decifrare, e in cui tutto sembra svolgersi per puro caso.

La creatura si muove come un elettrone di cui non si conosce né la posizione, né la velocità. Ma tale principio di indeterminazione, proprio della fisica quantistica, scompare ad un livello maggiore, quello macroscopico, dove ritroviamo il determinismo della fisica meccanica classica, retta e governata da leggi precise. Il principio di necessità, non viene infatti annullato da quello di indeterminazione del piano inferiore. Allo stesso modo libertà di scelta di un singolo individuo, può oscillare ma solo all’interno del campo delle leggi che lo governano. Libertà, dunque relativa, sia quella della particella che quella della creatura; libertà e apparente casualità, che viene assorbita nel determinismo quando si passa dall’osservazione submicroscopica della singola particella, all’osservazione del mondo macroscopico, dove ogni singola particella, compone, secondo il principio delle unità collettive, via via gli atomi, le molecole, cioè gruppi più complessi governati da leggi deterministiche ed esatte. Lo stesso vale per il singolo individuo che pur dotato, di una certa libertà di oscillazione è sempre riordinato all’interno del determinismo, mano a mano che si integra e espande in unità sempre maggiori, quali il gruppo, lo stato, la nazione, l’umanità. Questo è reso evidente dalla legge dei grandi numeri, dove la regolarità statistica è data dal ripetersi dei singoli casi. Così che la legge macroscopica (deterministica) è scritta all’interno dei singoli casi (particelle o individui) e la regolarità statistica non fa che portarla alla luce.

Tali Principi con i loro vincoli, non rappresentano dunque un male e una prigione, ma un bene e la libertà, che non può che rappresentare anche la massima felicità per la creatura. Coordinarsi al Suo interno è, dunque, segno di libertà intelligente e di spontanea obbedienza.

Così la Volontà di Dio diventa la stessa volontà dell’essere. Aderire alla volontà di Dio, è la cosa più utile che la creatura può fare per sé- ciò che gli garantisce -per la legge del minimo mezzo – il massimo rendimento con il minimo sforzo.

Possiamo affermare che esiste per noi, e per l’intero universo un determinismo massimo, un destino di salvezza, ordinato dalla saggezza della Legge, che tutto incanala per guidare la creatura verso la vita e la felicità.

Per l’essere ancora involuto, e posto agli antipodi dell’Ordine Divino, il determinismo della Legge, rappresenta, data la sua posizione di creatura rovesciata, un’imposizione che lo incatena alla necessita di evolversi e che ne limita la libertà di azione. Ma per la creatura ignorante che cammina nell’oscurità, non vi è guida migliore per il proprio bene, che quella di questo determinismo, che provvido e amorevole lo vuole salvare e condurre verso la sua stessa felicità.

Per l’essere evoluto, l’incanalarsi all’interno di questa corrente benefica, rappresentata dalla Legge di Dio, per spontanea adesione e comprensione, rappresenta una scelta libera, che decide di seguire, grazie all’intelligenza che ha sviluppato attraverso le molteplici esperienze della vita, e di cui ha compreso l’utilità e il beneficio.

se evolvendo si va sempre più verso la libertà propria dello spirito, aumentando con ciò anche la conoscenza, questa sempre maggiore libertà si risolve in una sempre maggiore aderenza alla Legge” (da: La Nuova Civiltà del III Millennio, Pietro Ubaldi)

In fine dei conti se dentro di noi vi è questo così profondo desiderio di libertà, così come vi è quello della felicità, è perché così siamo stati generati dal Padre, all’interno del Suo Ordine: liberi e felici. Il problema non sta nel nutrire questo legittimo desiderio, ma nei modi e nella direzione in cui viene ricercata.

Essendo noi esseri decaduti e rovesciati, spesso la cerchiamo nella direzione sbagliata, che anziché liberarci e renderci felici, ci imbriglia e ci incatena ad ogni passo.

Possiamo, infatti, ben constatare che nelle nostre vite, pur anelando alla libertà, ne incontriamo limiti ad ogni passo.

Ubaldi ci illumina su quali siano le 3 condizioni che la vincolano, limitandola.

  1. La nostra ignoranza
  2. Il determinismo imposto dal principio di causalità
  3. Il determinismo della legge delle cose materiali

L’ignoranza ci rende al massimo consapevoli delle cause delle nostre azioni, ma ci lascia all’oscuro degli effetti. Per cui noi agiamo mossi da istinti e desideri, senza conoscere se questi porteranno a noi frutti positivi o negativi.

Il determinismo imposto dal principio di causalità ci lega fatalmente ai nostri impulsi, che una volta lanciati tornano irrimediabilmente al mittente. Seminata la causa dobbiamo raccoglierne gli inevitabili effetti, siano essi buono o cattivi.

Il determinismo della legge delle cose materiali, ci vincola a tutte quelle forze esterne che l’ambiente rappresenta, e che incrociandosi al nostro percorso creano ostacoli e impedimenti. Tali ostacoli posti di traverso al nostro percorso rientrano sempre in un equilibrio non casuale, che limitando la libertà della creatura, ne bilancia, secondo la giustizia, gli impulsi e ne limita i movimenti.

Di conseguenza il nostro libero arbitrio, rappresenta quel campo che oscilla all’interno di questi vincoli.

Vincoli, che come abbiamo già sopra accennato, sono tanto più forti quanto più l’individuo si trova in basso lungo il cammino dell’evoluzione. Vincoli che lo costringono, per limitare i danni che può arrecare a sé stesso. Infatti ad un folle è bene che venga limitata la sua libertà, per non portare nocumento a sé stesso e alla collettività. Un individuo che, ignorante e ricco di qualità negative, potesse avere tutta la libertà che desidera, sarebbe un pericolo pubblico, e come tale deve essere contenuto.

Viceversa più l’individuo acquista, salendo, intelligenza e merito, e più aumenta la sua potenza e la sua libertà, e con essa anche la sua responsabilità, poiché evoluzione significa rientrare spontaneamente nell’Ordine Generale della Legge, e farsi collaboratori di Dio. Solo ad un essere incapace di nuocere a sé stesso e agli altri può essere concessa la piena libertà di azione. Solo ad un individuo maturo e coscienzioso si può affidare un compito della massima importanza.

Tutto, quindi, segue la legge del merito.

Quando gli impulsi vengono lanciati all’interno dell’ordine della Legge, questi troveranno il loro pieno sviluppo e le porte si apriranno. Quando invece vengono lanciati in modo disordinato e caotico, non mancheranno gli ostacoli e le forze che piegheranno questi impulsi, per cercare di raddrizzarne la traiettoria. Ecco che ad un errore nel lancio di questi impulsi, seguirà la correzione del dolore per il loro raddrizzamento.

Tanti cercano la libertà nell’abuso e nella licenza. La loro ignoranza li fa cadere nel tranello. La Legge di Dio li aspetta al varco. Li aspetta l’errore e il dolore e perdita di libertà. Il miglioramento sperato si risolve in illusione” (Problemi dell’Avvenire)

Questo dolore, necessario, non rappresenta una punizione, ma bensì il mezzo di salvezza per la creatura. È ciò che apre gli occhi di fronte all’illusione dei propri miraggi: non perché la vita sia un’illusione, ma illusori e ingannevoli sono i metodi utilizzati per cercare la libertà e la felicità.  Così il dolore è qualcosa di positivo, in quanto permette di apprendere una lezione (quando viene accettato) e di sviluppare la nostra intelligenza e sensibilità: quindi evolvere.

La natura dei nostri pensieri, delle nostre parole e delle nostre azioni è connaturata ai nostri desideri, e alle nostre motivazioni personali, come ben ci illumina Ubaldi. I desideri sono dati dal nostro temperamento, e le motivazioni sono in funzione della nostra conoscenza.

La responsabilità è dunque insita nella struttura della nostra personalità, che si è formata in passato, ed è caratterizzata da determinati istinti, aneliti e motivazioni, e che va così gettando i suoi semi di cui dovrà raccogliere i conseguenti frutti. Il tutto, dunque, in perfetta giustizia.

Questa nostra libera semina, si incrocia con le resistenze imposte dall’ambiente esterno, combinandosi le une con le altre, creando un’unica risultante che è il nostro destino.

La libertà di scelta, lasciata dalla Legge all’individuo, è condizione necessaria alla sperimentazione e acquisizione di nuova conoscenza per la creatura. Solo sbattendo la testa infatti si finisce con l’imparare la lezione e correggere il proprio cammino. È così che i buoni consigli non vengono mai ascoltati, e l’essere caparbiamente continua a voler provare di testa sua. Così come i giovani non vogliono ascoltare la saggezza dei loro genitori, altrettanto la creatura non vuole ascoltare gli insegnamenti che dal proprio Divino Genitore vengono in suo aiuto. Si finisce così con lo sbagliare e tutto dover poi pagare.

Libera la semina ma obbligato il raccolto.  Questa è la zona del nostro determinismo. Libertà è solo nel momento della scelta, destino, infine, nella raccolta degli effetti.

Bibliografia di riferimento: Problemi dell’Avvenire, Caduta e Salvezza, La Nuova Civiltà del III Millennio (Pietro Ubaldi)

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