La psicologia dell’evoluzione

Levoluzione, come ho sempre affermato, è un processo molto lento e laborioso. Ci sono delle tappe “obbligate” che sono necessarie attraversare: l’uomo non può far altro che essere ciò che è e progredire per lenta assimilazione.

Cambiare la forma mentis è cosa ardua e l’essere è tendenzialmente misoneista. Una delle maggiori spinte che lo muove è quello della ricerca di libertà, poiché in essa vi scorge il modo e la condizione per raggiungere la propria felicità.

Nel nostro piano di esistenza è altresì vero che la prima forma di libertà che l’uomo cerca è quella di sfogare i propri istinti. Se l’ambiente offre questa possibilità allora l’individuo darà prova di sé e della sua natura; cioè dimostrerà con il suo modus vivendi ciò che realmente è.

Se l’ambiente lo reprime, tale rivelazione è solo rimandata,in attesa del momento propizio per trovare il suo sfogo.

Così per conoscere realmente le intenzioni che muovono le nostre azioni, bisogna sondare i moti del subcosciente, ed in questo la psicanalisi ha fornito grandi scoperte.

Più l’ambiente reprime queste forze e più la pressione sale, così che la soluzione sarebbe o quella di continuare a reprimerle indefinitamente (con tutte le conseguenze negative che questo comporta) o non far nascere tali pressioni: perché ciò avvenga bisognerebbe essere in grado di educare gli istinti a forme più civili di vita, ma questo richiederebbe un ambiente più progredito che aiuti l’individuo in questo processo.

Quando le condizioni ambientali mutano repentinamente, garantendo maggiori possibilità all’individuo, ci vorrà comunque del tempo affinché l’essere si adatti e si civilizzi, infatti il miglioramento delle condizioni di vita, come per esempio il miglioramento del tenore economico, un maggior tempo libero, una vita meno faticosa e più comoda, sarà sfruttato più per godere ed oziare, cioè per “rifarsi del tempo perduto”.

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Finita la compressione forzosa della privazione, l’impulso istintivo scatterà vero l’abuso, in senso opposto, per ultrasaziarsi di tutto ciò che prima si è sentita la mancanza, perchè in questi nel.passato si è pensato che consistesse la felicità. ” Pietro Ubaldi (La discesa degli ideali)

Così l’individuo ricercherà nella ultrasoddisfazione della gola, dell’orgoglio, dell’ozio, del sesso, dell’aggressività ecc..il proprio compenso e l’illusione della felicità.

Tali forze sono difficilmente gestibili, ed è così che l’essere si lancia come un bolide a tutta velocità nella direzione opposta a quella che occupava precedentemente, solo che lo fa sempre nell’unica piano che conosce, cioè delle basse forze biologiche.

L’evoluzione non si inganna, se vi sono delle carenze nella personalità di un individuo queste andranno prima soddisfatte, saziati i vecchi desideri, attraverso una regolare soddisfazione, affinchè per l’acquisizione di una nuova abitudine, possa nascere un desiderio più elevato, un’aspirazione e una necessità superiore alla precedente.

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Così quando ad un essere involuto, l’ambiente, offre una nuova forma di esistenza che gli conferisce maggiore potere e libertà, la prima tendenza del fenomeno è quella di rafforzare la sua tendenza involutiva.

Cioè vi sarà uno scatenamento dei vecchi impulsi, che fino a quel momento sono stati  repressi. Così l’essere a cui è data la libertà di sfogarsi, non farà altro che cercare la soddisfazione in eccesso, abusando della nuova condizione di libertà.

Nel tentativo di colmare le carenze accumulate, non sa dosarsi, e sfocia nell’eccesso: è un indisciplinato che guidato dall’istinto si butta alla cieca in cerca di compensazioni.

“Così il primo passo del fenomeno dell’evoluzione è un rafforzamento del precedente stato di involuzione.” Pietro Ubaldi (La discesa degli ideali)

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La vita, saggia, provvidente e previdente, come guida allora verso il suo fine, che è il progresso dell’essere?

Cerchiamo di capire…

L’abuso della nuova libertà concessagli, con la liberazione degli impulsi repressi, porterà a ridurre sempre di più la sua soddisfazione, procurandogli noia, nausea, insoddisfazione, senso di vuoto…quindi sofferenza

Questa è una legge biologica-psicologica scritta dentro di noi, sperimentalmente positiva, quindi potremmo dire scientifica. Anche tralasciando qualsiasi discorso etico, religioso, filosofico, questa prova chi più chi meno l’abbiamo sperimentata tutti.

Così da quello che l’essere credeva il suo bene, nello sfogo di una libertà incosciente, si muta in dolore, ricevendo danno.

L’abuso porta così ad un inversione dei valori, e la sofferenza è l’agente correttivo che ha la funzione di raddrizzare la traiettoria sbagliata.

In questo modo si affina la sua intelligenza, comprendendo un uso più responsabile e cosciente della libertà e delle nuove possibilità che l’ambiente gli offre.

Schematicamente il fenomeno si offre in questo modo:

  1. Repressione  
  2. Mancanza
  3. Sofferenza
  4. Reazione
  5. Soddisfazione
  6. Abuso
  7. Errore
  8. Sofferenza
  9. Comprensione

Le varie esperienze ci offrono così la possibiltà di giungere alla comprensione, alla conoscenza e allo sviluppo di un nuovo stato di coscienza.

La Legge è così scritta dentro di noi e non ci abbandona mai. Se siamo duri di comprendonio, avendo l’inerzia delle pietre, perché tale è lo stato dell’involuto, vicino alla materia e lontano dallo spirito, lasciando libero l’essere di sperimentare, la palla viene lasciata al dolore, affinatore di intelligenza individuale, collettiva, e propulsore del progresso sociale.

Così a volte serve a poco parlare e spiegare, poiché l’essere umano deve sperimentare da sé tutta la propria ignoranza, e conquistarsi il merito di una nuova intelligenza e di una modo di vivere più civile.

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Per ovviare a questi inconvenienti, occorrerebbe una forma di società più evoluta in grado di educare e incivilire.

In aiuto occorrerebbe una forma di psicanalisi spirituale, in grado di canalizzare queste forze profonde e istintive verso più elevate espressioni.

Una sorta di psicosintesi che non utilizzi il metodo della repressione, ne quella del libero sfogo per curare la nevrosi della nostra società.

Il mezzo per ottenere tale risultato sarà quello della sublimazione, unico metodo valido per ottenere un orientamento evolutivo delle nostre basse pulsioni istintuali.

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Abbiamo così visto che né il metodo repressivo, ne quello del libero sfogo sono le vie ottimali per procedere, perchè né una né l’altra ci esimono da errori e dolori: anche se la vita, saggia e provvidente, sa utilizzare a proprio vantaggio anche queste vie traverse per farci avanzare.

Il metodo della sostituzione per sublimazione, invece è una via più dolce, evolutiva ed intelligente per progredire.

Ogni metodo esprime così il piano a cui appartiene se repressione e libero sfogo, rappresentano il piano della forza e dell’animalità, quello della sublimazione rappresenta quello dell’armonia e dell’intelligenza.

Bibliografia di riferimento: La discesa degli ideali, Principi di una Nuova Etica (Pietro Ubaldi)

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