Vangelo e problemi sociali: giustizia e perdono, e la necessità della rettitudine

Il Vangelo e il Mondo si pongono di fronte al problema di un’offesa in modi opposti: il mondo cerca giustizia attraverso la reazione e la punizione, il Vangelo attraverso il perdono.

Il Vangelo a riguardo così si esprime: “Voi avete udito che è stato detto: occhio per occhio, dente per dente. Io invece a voi dico di non fare resistenza al malvagio…Avete udito che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico. Io invece dico a voi: amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano…”Signore se mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?….Gesù disse fino a 77 volte 7”

Il problema verrà analizzato sotto due punti di vista: abbiamo quello sostanziale e spirituale tra l’individuo offeso e l’offensore; e quello tra offeso, offensore rispetto alla Legge di Dio

Il Vangelo richiede all’offeso di perdonare il proprio offensore, quindi gli chiede di non opporre alcuna resistenza al male ricevuto. Ancora una volta troviamo il principio della non-resistenza. Abbiamo visto che questo principio mira a limare quell’istinto di aggressività e reazione soprattutto del tipo maschio, guerreggiante e forte, portato a farsi giustizia da solo.

Ma oltre ad evitare una continua sequela di azioni e reazioni, che lascerebbero la giustizia sempre disattesa, in quanto vi sarebbe un susseguirsi di continue ingiustizie generate dalla lotta perpetua tra gli esseri umani, il Vangelo consiglia all’offeso di abbandonare il campo della lotta, affinché le sue difese siano prese dalla Legge, la quale sola può realmente conseguire la vera giustizia, ponendo l’offeso fuori dal fenomeno.

Infatti con il perdono l’offeso, rinunciando alla propria difesa, si scioglie dal legame che lo vincolava al proprio offensore, affidando la reazione alla giustizia della Legge, in quanto ora diventa un affare solo tra Dio e l’offensore.

La giustizia infatti, nel senso più vero e completo non può essere affidato all’essere umano, il quale non conosce a fondo tutte le cause, non dispone di tutti i mezzi per valutare adeguatamente, ed essendo miope di veduta non può che fare una giustizia sommaria e poco equa. Il fenomeno così della giustizia non può che rimanere nelle mani della legge di Dio che è l’unica dispensatrice di debiti e crediti esatti, il cui calcolo è sempre preciso e misurato.

Ecco allora che il Vangelo regola la questione della giustizia, attraverso il perdono che viene richiesto all’offeso, liberandolo da ogni conseguenza negativa che andrebbe a crearsi con una sua eventuale reazione, e ponendo le condizioni per far intervenire a tempo debito la legge di Dio.

Con il perdono il Vangelo in pratica vuol prevenire altro male all’offeso, oltre quello che ha già ricevuto.

Non dimentichiamoci inoltre che il male che ci ha colpiti, corrisponde sempre ad un debito karmico che l’individuo, che oggi è l’offeso ma che in passato fu l’offensore, aveva contratto a sua volta con la Legge, e come tale doveva essere pagato obbligatoriamente.

I fatti nascono dal di dentro, non dal di fuori, un evento ci colpisce non tanto perché altri ce lo abbia voluto infliggere, ma perché quel fascio di forze che è la nostra vita in cammino lo attrae o per lo meno gli permette libero ingresso, da quel lato essendo senza difesa, una porta aperta” (Pietro Ubaldi, La Nuova Civiltà del III Millennio)

Così vediamo come un evento che a noi pare ingiusto, in realtà colpisce proprio un punto della nostra personalità in cui siamo carenti di qualità, e dove abbiamo peccato in abuso.

Ora, nel presente, quando i colpi del destino si abbattono su di noi, questi servono per saldare i nostri debiti, correggere una traiettoria, rinforzare un punto debole, e non c’è altra via che assorbire ed accettare il male che si deve ricevere, come conseguenza di colpe ed errori mossi a nostra volta in passato. Il perdono corrisponde così a questo assorbimento del debitonegatività-, e di una nuova semina a creditopositività– a favore dell’offeso.

Il nostro problema è che non vediamo che le cause prossime che ci colpiscono, per cui ci sentiamo sempre vittime innocenti, e colpiti da ingiustizie da ogni parte, quando in realtà tutto quello che ci accade è perché lo meritiamo.

Le azioni e i rapporti umani si possono studiare come un gioco di forze e scoprirne la legge. […] Noi crediamo che la legge del perdono significhi il porsi in posizione di debolezza e che il sistema della vendetta e schiacciamento significhi una posizione di forza, e non comprendiamo che in realtà è perfettamente tutto il contrario.” (Pietro Ubaldi, La Nuova Civiltà del III Millennio)

*****

Molto spesso la nostra ricerca di giustizia è ricerca di vendetta, quindi non ha alcun elemento positivo in sé, non vi è alcun interesse costruttivo nei confronti di chi ha sbagliato: per noi quello che conta e che chi ha sbagliato deve pagare, anzi non vediamo l’ora che piovano saette dal Cielo affinché possiamo gridare tutta la nostra soddisfazione. Diversa è invece la Giustizia della Legge, che non vuole punire nessuno, ma invece ha lo scopo di correggere chi sbaglia, per il suo bene: di rieducare il colpevole, per salvarlo da sé stesso.

La Legge se è severa e implacabile, lo è con uno scopo benefico, che non va a detrimento del colpito, ma è sempre misurata alle sue capacità di sopportazione e lo sprona alla correzione e alla sua evoluzione. Questo lo può fare perché oltre ad essere Legge di Giustizia è anche Legge di Amore, sempre positiva, organica, e che ha come scopo quello di ricostruire l’ordine che è andato polverizzandosi nel caos, con la Caduta.

La Legge che è ordine, ha come fine, attraverso l’evoluzione, di permettere a chi si trova nell’Anti-Sistema, e quindi immesso nel disordine e passibile di errori senza fine, di fare ritorno al Sistema, cioè all’armonia, all’ordine e alla perfezione, attraverso un processo di riedificazione sostanziale dell’essere umano, dal punto di vista etico e spirituale.

Così il compito della vera giustizia non può che essere affidato alla Legge, e non agli uomini, che per il loro attuale livello evolutivo sono immersi nel caos e non sapendo come dirigersi, non sanno nemmeno ben giudicare.

****

La posizione dell’offensore di oggi invece, sarà per lui quella di offeso di domani. Per la legge del contrappasso, la sua posizione si troverà invertita, dovendo lui stesso imparare dai propri errori e dai propri abusi. L’offensore allora diventa uno strumento inconsapevole nelle mani della Giustizia Divina, che utilizza tra i vari individui di bassa evoluzione nel pianeta, colui che è per costituzione e involuzione, portato a compiere inevitabilmente il male.

La Legge sempre materializza le forze spirituali, sia in bene che in male, attraverso gli individui, i quali veicolano, a loro stessa insaputa, la Giustizia della legge di Dio. Questo loro essere strumenti, non toglie loro però la responsabilità delle loro azioni, sia come merito, che come demerito: poiché ognuno di noi non è teleguidato come un automa, ma responsabile, anche se in gradi diversi, delle proprie azioni.

La differenza tra la giustizia umana, con le leggi del diritto, anch’essa necessaria ovviamente per regolamentare la nostra vita sociale, è che la legge umana è quasi sempre solo punitiva, sanzionatoria e reclusiva, ma non rieducativa, comprensiva e utile nei confronti dell’offensore. Può essere spesso disequilibrata, in eccesso o in difetto, e molte volte le sue sanzioni sono peggiorative per lo stesso delinquente che non trae alcun beneficio correttivo dalla pena inflittagli.

La legge di Dio invece tutto amministra ponderando il bilancio in “dare e avere” del singolo individuo, garantendo perfetto equilibrio, avendo come fine il ripristino di un ordine collettivo in cui ogni elemento deve apportare il suo positivo contributo.

****

In conclusione ora possiamo capire come l’unica posizione che mette al sicuro ogni individuo dal male, è quello di non meritare le offese: difatti l’unica nostra vera tutela ed essere realmente innocenti, quindi aver mantenuto un comportamento morale ed etico, in linea con la Legge, che è la sola cosa che ci può salvare da ogni danno. Ciò che conta non è la nostra posizione di forza terrena, ma la nostra posizione di fronte alla Legge.

È la rettitudine, l’onestà, l’unica arma di difesa per chi è umanamente indifeso e che applica il principio del perdono. Così facendo infatti l’individuo si inserisce armoniosamente nel Tutto, si coordina nell’Ordine della Legge, nel suo organismo, e si tutela da tutti i danni.

Egli diventa un elemento costitutivo di quell’organismo, della cui forza così esso si fa partecipe, organismo che lo difende perché difendendo quell’elemento, esso difende sé stesso” (Pietro Ubaldi, Cristo e la Sua legge)

Se manca però la rettitudine, l’individuo non può entrare in questo sistema positivo di forze spirituali che lo tutelano. Egli ne è automaticamente estromesso e non può contare sulla sua difesa. Se invece egli si inquadra completamente in questo Ordine, può rimanere tranquillo poiché non sarà mai abbandonato.

Dunque la responsabilità è solo nostra di metterci nella giusta condizione, e non di volerci fare sempre giustizia da soli, con quel livore d’animo, che anche se non si realizza in una azione concreta, incide sempre e comunque sulla posizione spirituale dell’individuo e che non lo lascia libero ma che lo vincola sempre al suo nemico.

Perdonare è difatti dimenticare l’offesa ricevuta.

Bibliografia di riferimento: Cristo e la Sua legge, La Nuova Civiltà del III Millennio (Pietro Ubaldi)

Articoli correlati:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.