Psicosintesi Spirituale: 1/5 -verso una nuova psicanalisi-

Il tema oggi affrontato riguarda un nuovo e più completo metodo di psicanalisi, che ha come finalità non solo la cura della patologia e la sua risoluzione, ma anche il trasformismo evolutivo dell’individuo, come sommo fine della terapia.

Con queste premesse lo psicanalista acquista un ruolo molto più importante di quello attualmente riconosciuto, che possiamo definire al pari di una vera e propria guida spirituale, una sorta di sacerdote dello spirito oltre che di medico della psiche e del corpo.

Per giungere a questa nuova figura, e a questo nuovo metodo di lavoro, che integra e sviluppa le precedenti conoscenze in materia, sarà necessario che lo stesso psicanalista sia in possesso di una sintesi filosofica completa, una conoscenza spirituale profonda come quella per esempio Pietro Ubaldi ci ha presentato in quarant’anni di opera, in grado di orientare la cura e la sua finalità.

Una tale conoscenza è auspicabile anche all’individuo che voglia lavorare su di sé in modo autonomo, affinché, la dove è possibile possa essere in grado di provvedere ad una sorta di autopsicanalisi basata sul concetto del conosci te stesso.

Daremo sempre una visione generale, ma visto l’ampiezza dei punti trattati, l’argomento sarà sviluppato in più articoli.

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Spiegazione di un complesso

La psicanalisi freudiana ammette che i complessi siano dovuti agli scontri che sorgono tra subcosciente e il cosciente; quindi tra impulsi istintivi, che l’inconscio vuole soddisfare e le negazioni che il conscio gli vuole imporre, per motivi legati alla morale e alla ragione, le quali impongono disciplina, sacrificio e dovere.

Così per Freud il complesso è il prodotto di un desiderio represso nel subcosciente, avente origine nell’infanzia, il quale viene negato e rimosso. Quando non è possibile un accordo tra inconscio e conscio gli impulsi entrano in lotta e si innescano le nevrosi.

Jung si spinge oltre e spiega che “molte nevrosi dell’uomo moderno nascono da trasgressioni che il cosciente ha generato negli archetipi. Poi, queste si proiettano sull’incosciente, disturbando l’equilibrio psichico dell’individuo. Si può produrre una cura, aiutando il paziente a individuare i simboli del proprio subcosciente”. (C.G Jung, L’archetipo è una presenza eterna)

Gli archetipi identificati da Jung  corrispondono con i principi immutabili della Legge. Così quando l’essere trasgredisce con il proprio libero arbitrio a questi inderogabili e inviolabili principi, non si crea che disordine e disarmonia, quindi dolore e sofferenza, fino a causare una vera e propria patologia. 

La reazione dolorosa sorge allora da quel mondo sommerso che è linconscio più profondo e arcaico, di cui l’essere umano è ignorante. Il risultato della violazione della Legge non può che avere, come reazione, l’alterazione dell’equilibrio psichico dell’individuo: l’effetto segue la causa.

Queste alterazioni creano una sorta di bruciatura nello spirito, che permane fino a quando questa non viene risolta. Generato l’impulso disarmonico la conseguenza è fatale.

La malattia e lo squilibrio è così celato al controllo cosciente dell’individuo, e si svela in forma deterministica e automatica, al di fuori della volontà e della libertà dell’individuo. Esso si sedimenta nell’inconscio e lavora indisturbato alle nostre spalle.

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Il complesso però può non avere solo cause prossime, come sostiene la psicanalisi in generale, cioè ritrovare un’origine posta nell’età infantile. Questo in realtà, può porre basi molto più lontane, nella fase pre-natale, fino ad includere anche vite passate, che diventa dunque necessario ammettere e riconoscere. Così una indagine psicanalitica, che sia completa, non può fermarsi solo ad una esistenza ma dovrebbe essere in grado di osservare la personalità del paziente da molto più lontano, conoscerne la struttura, e quindi la possibile direzione del destino.

L’impulso represso, che è energia psichica, per la mancanza di libero sfogo, tende in forma patologica a produrre forme mentali distorte, andando a ferire la personalità dell’individuo. Così si verifica un trauma psichico e la malattia della mente.

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  • Le energie psichiche

La psicoanalisi occidentale ha individuato due grandi tipi di energie pulsionali, a cui fanno capo due corrispondenti istinti.

La prima energia fu individuata da Freud, con la libido, sulla quale costruì la sua teoria psicanalitica, la seconda energia fu individuata da Adler, con la volontà di potenza.

Per Freud, la nevrosi o il complesso psicologico è da attribuire ad una rimozione o repressione della libido: per Adler invece al compenso patologico creato dalla volontà di potenza.

La libido corrisponde all’energia sessuale, di matrice femminile, corrisponde filosoficamente anche all’Eros, e presiede all’istinto di conservazione della specie, altrimenti detto istinto di riproduzione.

La volontà di potenza corrisponde all’energia combattiva, di matrice maschile, corrisponde filosoficamente al Logos e presiede all’istinto di conservazione individuale, altrimenti detto di auto-affermazione.

Jung riconobbe che entrambi i colleghi avevano ragione nelle loro affermazioni: le loro teorie di fatto si completavano e si integravano vicendevolmente, poiché in forma e gradi diversi, entrambe le energie sono presenti in ogni personalità umana, ed entrambe se mal impiegate potevano sfociare nella patologia.

Entrambe le energie, quella sessuale e quella combattiva, rappresentano i poli del dualismo, che si compensano integrandosi tra il genere uomo-donna, sia all’interno della personalità di un essere umano indipendentemente dal genere.

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I nostri istinti e quindi le energie psichiche ad essi corrispondenti godono di una certa “elasticità”, ma possono raggiungere solo un certo grado di adattamento, e di trasposizione verso un altro oggetto. 

La deviazione del loro impulso non può superare che un certo grado di deformazione, qualsiasi siano le necessità imposte dall’adattamento” (Pietro Ubaldi, Ascensioni Umane)

Questo ancora una volta ci porta ad affermare, con sicurezza, che l’evoluzione non si può ingannare! Non si può, ipso-facto, trasformare un involuto in un evoluto! Non basta la rinuncia a creare un essere biologicamente e spiritualmente superiore.

Non si può pensare dunque che si possa ottenere una trasformazione ed un utilizzo completo, verso più alte mete, di queste energie la dove non vi sia una maturazione già raggiunta, un evoluzione già evidente.

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  • Il gradiente

L’energia psichica rimossa, compressa nell’inconscio, quando viene liberata, in seguito alla terapia, tende a seguire un gradiente, cioè un indirizzo, un canale, che ne guida lo sfogo.

Il gradiente per Jung nasce dal contrasto tra i principi razionali della coscienza e gli impulsi irrazionali dell’inconscio: dallo scontro dei due elementi si crea quello “scivolo” necessario alle energie per sfogarsi.

Per fare questo è necessario che l’elemento rimosso nell’inconscio, in contrasto con la coscienza, venga alla luce, affinché si generi questa contrapposizione, se ne prenda coscienza e si accenda la scintilla dell’energia psichica che solo allora potrà trovare il suo sfogo.

Secondo Jung, difficilmente lo sforzo di volontà, può dominare queste energie verso un oggetto scelto razionalmente, se non per poco tempo e con poco successo. L’energia psichica a disposizione tende a seguire irrazionalmente un proprio percorso: il più delle volte viene svolto un cosiddetto transfer e le energie vengono proiettate istintivamente su un altro oggetto, senza che nemmeno ce ne rendiamo conto. 

In effetti gli adattamenti possibili sono minimi, e i gradi di trasformazioni sono relativi alla posizione evolutiva dell’individuo, motivo che fece sostenere allo stesso Jung di come sia difficile alla maggior parte delle persone comuni il processo di sublimazione.

Ciò nonostante il trattamento per sublimazione rimane il metodo auspicabile per la cura e il progresso evolutivo dell’essere umano. Il ruolo prodotto dalla psicanalisi classica, sia essa di Freud o di Jung concentra molto il lavoro sull’inconscio, lavoro necessario e importantissimo, ma non sviluppa sufficientemente il lavoro attivo dell’individuo in cui vedremo che anche il ruolo della volontà acquista una sua importanza fondamentale.

Quello che manca sostanzialmente come vedremo è la valutazione della posizione evolutiva dell’individuo a cui applicare una terapia funzionale e accessibile alle possibilità individuali.

Nei prossimi articoli svilupperemo il concetto di sublimazione e le modalità con cui può essere conseguita, in modo più o meno ampio, da tutti.

Fine prima parte.

Bibliografia di riferimento: Principi di una Nuova Etica, Ascensioni Umane (Pietro Ubaldi), Psicologia dell’Inconscio (C.G. Jung)

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