La transizione della nostra morale

La morale è uno strumento di evoluzione perché cerca di educare l’uomo ad una forma di vita più alta”, così esordisce Ubaldi in uno dei capitoli del suo libro “Un destino seguendo Cristo”.

Affinché l’essere umano possa compiere questa ascesa, l’Ideale, a cui la morale si ispira, discende in terra, e prende una forma concreta nelle norme di condotta, che secondo la tecnica degli automatismi, cioè per lunga ripetizioni, si fissano nella nostra personalità, ricostruendo la nostra coscienza.

L’Ideale, che discende dall’Alto, rappresenta il futuro da conquistare, ed è la forza che ispira l’individuo a migliorare, solo che in terra subisce delle distorsioni, legate alla nostra forma mentale, che lo interpreta a suo modo, riducendolo di potenza e deteriorandone la purezza.

Ciò è inevitabile dato che non si può trapiantare direttamente l’etica del Cielo in Terra, dove vigono altre regole di vita, dove questa Etica Superiore, trova tutta l’opposizione dell’essere umano che resiste ad ogni forma di cambiamento.

Così l’Ideale evangelico, non può che inserirsi progressivamente, per strati successivi, nella coscienza dell’uomo, approssimandosi sempre più alla perfezione della Legge di Dio.

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In terra nasce lo scontro, la lotta tra Alto e Basso, tra due mondi completamenti differenti, tra due volontà opposte: le leggi biologiche del nostro mondo parlano infatti una lingua diversa da quella professata dalla morale delle religioni.

L’uomo del mondo vede nella morale espressa dalle religioni, fatta di bontà e giustizia, una chimera troppo lontana, dove viene rinviata nell’al di là la sua ricompensa. Una siffatta morale, fatta di attese e speranze mal si combacia con la mentalità positiva del nostro tempo. L’uomo concreto della Terra, guarda solo il vantaggio immediato e a quello che a lui permette la sopravvivenza ed il suo utile oggi, non in un domani che nemmeno percepisce.

La morale del mondo ci dice che il forte comanda, e il debole è un vinto, che chi ha potere ne vuole sempre di più per comandare ed espandersi a danno dei deboli, che sconfitti devono obbedire e subire. Chi non sa ribellarsi o mentire non sarà in grado di sopravvivere e sarà destinato ad essere dominato.

Questa è la realtà biologica in cui oggi ci muoviamo.

Così se l’uomo del mondo guarda a Cristo, vede che il risultato del Suo comportamento è stato quello di essere liquidato in Terra, finendo crocefisso: così pur professando a parole la bontà del Suo insegnamento, l’istinto dell’uomo gli dice che quel comportamento non è utile, perché nel mondo i buoni sono sfruttati, derubati, finanche uccisi, e a nulla interessa il premio di una vita ultraterrena. Quel che conta è vivere e godere il più possibile, qui e ora, e poco importano le conseguenze di un domani che vediamo sempre lontano e che non sembra riguardarci. Ecco perché in pratica il Vangelo, così tanto predicato, rimane ad oggi una utopia per la maggioranza.

Il nostro istinto di conservazione prevale su tutto, e questo ci dice che se non lottiamo verremo sopraffatti, se non aguzziamo l’ingegno saremo sempre sfruttati, così la morale inferiore del nostro piano biologico vince su quella superiore che richiede di sacrificarsi, con rinunce e bontà per l’Ideale.

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Le virtù morali per il mondo prendono quindi segno negativo, perché non utili alla difesa e alla sopravvivenza. Così in Terra le virtù della bontà, dell’onestà, della pazienza, della sopportazione se sono applaudite e caldeggiate, lo sono soprattutto quando le praticano gli altri, in modo che possano essere al meglio sfruttate.

Penetrata la morale nel piano umano, si è trovata in un regime di lotta e si è innestata in questa facendosene strumento. Ne ha assorbite le qualità ed è diventata un mezzo di dominio e un’arma di difesa”. (Pietro Ubaldi, Un destino seguendo Cristo)

Così la morale in terra diventa uno strumento a favore dei forti, per esigere dai deboli doveri e rinunce, per il proprio tornaconto.

Viviamo in un mondo che è competizione, fatto di continue rivalità, dove ”il vantaggio dell’uno si paga con il danno dell’altro.” In un modo siffatto solo la forza e l’astuzia sono le virtù che premiano e rappresentano la regola che permette di sopravvivere.

Questo è quello che l’istinto, formatosi da millenni di evoluzione ci suggerisce!

Così spesso la morale predicata non è quella pratica. La morale richiesta non è quella esercitata. Tutto è falso, è menzogna dietro le apparenze.

Conoscere anche le astuzie dell’essere umano diventa così utile per capire in che mondo si vive, e uscire da una ingenuità che si può pagare a caro prezzo. Quello che però qui sto affermando, non deve portarci a diventare cinici e malfidenti, o a giudicare gli altri, o tantomeno giustificare un comportamento analogo: tutt’altro, qui si fa un invito a seguire un Ideale Superiore, che ci porti ad ascendere, solo che lo dobbiamo fare non solo per la via delle aspirazioni del sentimento, ma anche attraverso la via della comprensione dell’intelligenza.

Seguire l’Ideale non vuol dire esseri ingenui: è come intraprendere un viaggio, bisogna conoscere il territorio in cui ci si muove, i rischi, gli accorgimenti, e la meta che si vuole raggiungere. Così solo si può essere veramente buoni in un mondo di malvagi, onesti in un mondo di disonesti, altruisti in un mondo di egoisti. Solo così si è buoni senza essere deboli, onesti senza essere stupidi.

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Oggi l’ideale dell’uomo comune, dai programmi di salvezza eterna, si è contratto in un programma minimo, limitato, di distribuzione di beni di consumo: avere casa, vitto, stipendio, pensione, soddisfare i propri interessi”(Pietro Ubaldi, Un destino seguendo Cristo)

In realtà alla media della maggioranza non importano le grandi ascensioni dello spirito, interessano le cose pratiche di tutti i giorni. Queste stanno al di fuori della sua portata e non gli interessano. L’essere umano vuole ottenere il massimo vantaggio con il minimo sforzo. È troppo affollato dai propri pensieri, dalle proprie preoccupazioni, dai propri umani desideri per cercare di spingersi oltre, alla ricerca di mete super-umane. Lavorare anche per l’Ideale è troppo, preoccuparsi di fare uno sforzo per migliorare la propria posizione morale è inutile affanno.

Allora l’Ideale rimane utopia, un sogno, perché troppo difficile da realizzare subito: così l’evoluzione si arresta e riposa nelle cose terrene.

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Oggi l’Ideale Superiore, espresso dal Vangelo, fatto di mete lontane, è sostituito dalla realtà del consumismo e del benessere materiale. L’uomo oggi ha come obbiettivo il cercare di migliorare le sue condizioni, e la tecnica e la scienza gli offrono tutto quello di cui ha bisogno per raggiungerlo.

L’uomo moderno si è fatto critico anche verso le religioni e le istituzioni che la rappresentano, evidenziando le contraddizioni tra la predica e la pratica: anche questa menzogna è stata così svelata. Così si giunge a non credere più a nulla, e ci si affida più alla scienza che attraverso le sue conquiste e i suoi risultati offre un valore positivo, tangibile e immediato.

Il nuovo ideale si noma così crescita, sviluppo, produzione ma in senso “orizzontale”, cioè materiale. Le grandi mete spirituali sono dimenticate, sostituite da ciò che è concreto e tangibile.

La vita oggi è più comoda, almeno per le popolazioni dei paesi più sviluppati, meno faticosa. La personalità umana sembra annullarsi, diventando un anonimo nella folla, accettando tutto ciò che gli conviene. L’individuo è uno dei tanti, che uguale agli altri consuma e ingurgita tutto ciò che gli viene propinato.

L’individuo perde così la sua personalità e diventa massa, gregge, inquadrato nell’ordine collettivo. Così ci sentiamo più al sicuro, sazi e protetti e risolviamo meglio il problema della convivenza.

Ma qual è il senso di questa deriva, che appare come il totale fallimento dei grandi valori dello spirito?

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Come sempre ho sottolineato se qualcosa esiste è perché ha una sua utilità, se offre dei vantaggi, la vita, che è utilitaria, non ha ragioni per non adattarvisi. Ubaldi spiega questo fenomeno transitorio con queste parole:

Ma forse tutto ciò risponde agli stessi suoi fini e non è che una fase di passaggio, un primo passo necessario per poter poi socialmente evolvere in uno stato organico. Forse la vita compie di proposito, perché fa parte dei suoi piani, quest’assorbimento dell’individuo nella collettività, perché tende a realizzare per l’umanità un tipo di esistenza sociale unitaria, solo la quale può permette raggiungimenti che, allo stato attuale di separatismo e di lotta, non sono possibili. Non possiamo ammettere, data la logica della vita che lo svantaggio di tale annullamento dell’individuo per assorbimento in un tipo di vita in serie, a macchina, possa restare definitivo e improduttivo esaurendosi in sé stesso.”(Pietro Ubaldi, Un destino seguendo Cristo)

Così una volta realizzata l’idea di uno stato collettivo, potranno riemergere le singole personalità, ma non più in lotta le uno contro le altre, ma coordinate e collaboranti, in cui i singoli talenti saranno utilizzati a pro di tutti, ognuno nella posizione meglio confacente alle proprie predisposizioni ottenendo così il maggior rendimento possibile e maggiore felicità per tutti.

In questo modo, dunque, se l’evoluzione collettiva sembra arrestarsi sotto il cielo della scienza e della tecnica, è perché questa fase di riposo è un intercalarsi nel suo continuo progresso. Il necessario riposo per una futura ripresa. Il fine dell’evoluzione non può essere tradito. Così avremo un domani la ripresa del suo percorso in cui rifiorirà la spiritualità, fattasi anch’essa più cosciente, positiva e collettiva.

Raggiunto il benessere materiale, emergeranno nuove necessità, come vediamo oggi dove il problema ecologico offre la necessità di ulteriori cambiamenti; così bisogna superare vecchi modi di vivere oggi giudicati dannosi per esplorare nuove frontiere. “Finita una fatica creatrice bisogna trovarne un’altra, ancora più in avanti creatrice.”

Allo sviluppo spropositato della tecnica e della tecnologia di oggi, si dovrà affiancare il progresso morale che permetterà un miglior uso anche della ricchezza materiale, una sua redistribuzione, un suo uso etico in funzione del bene collettivo, e a sua volta anche una responsabilizzazione non solo delle autorità ma anche delle masse stesse. Queste parole oggi suonano ancora come utopia, così come utopia sembra il Vangelo di Cristo.

Certo è che se si vogliono cambiare le cose non è con il metodo della lotta e degli attriti continui che si otterranno risultati utili: questa si è la vera utopia.

Posso aggiungere che è la stessa tecnica, lo stesso benessere materiale che può offrire la condizione di un nuovo ed ulteriore passaggio: dalla attuale fase economica, consumistica a quella di tipo intellettuale, culturale, spirituale.

All’umanità si sta offrendo la possibilità di elevare il suo livello di vita, ma è ad un bivio: abbandonarsi nell’ozio e nel godimento della materia, e percorrere una retrocessione involutiva, o al contrario aprirsi ad un nuovo lavoro di tipo spirituale, e percorrere un avanzamento evolutivo.

La conquista della nuova morale, sarà passaggio dal concetto di avere a quello di essere.

Conquistare una nuova morale, incarnando l’Ideale Superiore della morale evangelica diventa quindi necessità concreta e positiva come unica via di cambiamento e progresso.

Bibliografia di riferimento: Pietro Ubaldi (Un destino seguendo Cristo)

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