Preparazione al Natale: Messaggio Ultrafanico – 1° parte-

Buongiorno amici, per questo Natale 2021 che si appresta, desidero condividere con voi un Messaggio proveniente dai piani infiniti, dettato, da una Purissima Intelligenza, cioè un Angelo del Signore, che mai rivestì la materia, messaggio raccolto nel primo volume di Brani Ultrafanici.

Lo farò in più tranche, essendo questo messaggio molto lungo e corposo, a cui mi permetterete aggiungerò una piccola e personale meditazione a riguardo sul contenuto, al fine di cercare di analizzarne alcuni punti; soprattutto per rendere più comprensibile il contenuto a chi non è abituato al tipo di linguaggio ivi espresso. Con questo non perché mi ritenga superiore a nessuno, ma semplicemente perché a mia volta sono stato aiutato a comprenderli meglio.

*****

“Camminando lungo un sentiero io vidi scritto a caratteri di fiamma: Amore.

Guardando le vie del cielo nelle congiunzioni stellari, nelle associazioni e dissociazioni delle energie, io vidi cader del fuoco sopra un astro denso, e questo fuoco era: Amore.

L’astro denso sussultò, ed io vidi scritto a caratteri oscuri: Terra.

Scendendo verso il centro di questo astro vigli gli uomini che apparivano mesti e grevi, sotto ad un peso non visibile. Un uomo d’alta proporzione, con occhi di fiamma, disse a me: “Hanno perso l’Amore”.

E dal lato d’oriente vidi una figura bianca simile ad un Angelo, non aveva spada, dai suoi occhi cadevano perle; erano lacrime contenute per l’affanno dell’Umanità.

Da lato d’occidente un’altra figura ieratica, portava una grande corona d’oro, teneva in mano un arbusto con bacche d’oro, e diceva: Questo è il mio regno.

Allora io vidi offuscarsi il cielo per tremito convulso. Scomparve l’oriente dal mio occhio. L’umanità fu avvolta da un fumo grigio e udii cantare l’inno dell’egoismo, fratello dell’odio.

Vidi ancora, dal Centro, scendere una grande colonna di fuoco, la Terra si scosse per sussulto interno, gli elementi sconvolti dalla tempesta, si congiungevano a colonne e si disgiungevano, allora si formò all’istante, per vento folle, un’alta montagna, e su di essa apparve il più grande dei Soli. Una voce tuonò: Sarete divisi a tre a tre, sarete moltiplicati a sette a sette, fino a che raggiungerete l’unico gradino che porta il Cerchio chiuso intorno all’Uno.

Io chiesi: “Ma chi è mai questo”? E la voce rispose, come tuono: “È l’Amore che torna agli uomini. Esso è il sole della Vita, irradia le pupille, aumenta il seme nelle viscere della Terra, fa tremare il filo d’erba: i venti della tempesta inneggiano a Lui unico Signore.”

*****

Questo messaggio ermetico per alcuni suoi aspetti, ma massimamente sostanziale nel suo contenuto, si apre come una visione che possiamo definire Apocalittica, intendendo il termine nel suo significato più reale, quale è quello di Rivelazione.

L’Angelo del Signore ci mostra questa visione che ci porta al tempo antecedente e prossimo alla Natività, o che meglio dobbiamo dire di Manifestazione, la Divinità infatti non nasce e non muore, ma bensì si può solo manifestare.

Più di 2000 anni fa ormai, gli astri e le loro congiunzioni, nonché i profeti e le scritture facevano presagire la venuta in Terra del Cristo, dell’Unigenito.

Egli fu e sarà, perché semplicemente è l’Amore. Si manifesta in Terra, (l’astro denso), dove la materia si è più concentrata per l’involuzione precipitativa delle creature ribelli, (tutti noi), il Fuoco dell’Amore.

L’Umanità ribelle e recalcitrante, necessitava e necessita ancora oggi della semente Amore, “Hanno perso l’Amore”, ci dice. Cioè ci siamo allontanati dal Centro Primo, dal Sistema, da Dio, e siamo piombati in una condizione dove abbiamo perso l’Amore, poiché prima lo avevano, lo conoscevano, ma lo abbiamo perduto, e dobbiamo ritrovarlo, ma per ritrovarlo abbiamo avuto bisogno di riscoprirlo e per questo vi è stata la necessità che all’Umanità venisse nuovamente insegnato, attraverso l’Esempio del Cristo.

La visione continua e si vedono due figure, una che viene da Oriente, e l’altra da Occidente. Qui viene espresso in termini simbolici, che ricordiamo servono alla nostra mente per cogliere il significato e comprendere, il dualismo dove è immerso il nostro Universo. Così abbiamo la Luce che nasce da Oriente, rappresentate da questa figura bianca, che non aveva armi per combattere, ma lacrime di perle per la sofferenza dell’umanità.

Che cosa sono le perle? La perla sappiamo essere il prodotto della sofferenza dell’ostrica: ritroviamo in questa analogia, il frutto sostanziale che nasce dalla sofferenza, dal dolore: il dolore per l’altrui dolore, l’affanno per sollevare l’altrui affanno, produce la perla, cioè la sublimazione del nostro vivere, l’ascesa e il riscatto.

Dall’altro lato, un uomo anch’esso imponente e maestoso, ornato di oro. Esso rappresenta l’Occidente, là dove la luce muore al tramonto, cade nelle tenebre. “Questo è il mio regno” sostiene. Oriente ed Occidente rappresentano i due poli del dualismo, come bene e male, luce e tenebre e l’astro denso, cioè la Terra, rappresenta nel suo complesso l’Anti-Sistema, il polo che si è allontanato con la Caduta, e ha fatto della materia il suo regno.

L’oro non rappresenta solo il prezioso metallo per gli umani, ma rappresenta la superbia, l’egoismo, l’avidità, l’odio e il separatismo che impera nel nostro mondo, e che ci offusca e obnubila le nostre menti e i nostri cuori.

Il messaggio poi contiene un espressione molto esoterica, quando dice: “sarete divisi a tre a tre e moltiplicati a sette a sette”. Il 3 rappresenta il numero della trinità-una o dell’unità-trina. La trinità del Divino, Potenza, Amore, Sapienza, si ritrova riflessa nella trinità umana pensiero, ragione, coscienza. Il 3 è anche il rapporto perfetto tra il nostro io e quello del nostro simile e Dio, a formare un triangolo potenziale in cui non può mancare nessuno dei singoli elementi. Così divisi in questo triangolo potenziale, poiché ancora in evoluzione, ci moltiplicheremo spiritualmente; ecco apparire il 7 che è numero di evoluzione. È necessario il 3 affinché si generi il 7 e si ritorni al 1. In altre parole dobbiamo legarci indissolubilmente all’Eterno, e ai nostri simili per evolverci e ritrovare l’Unità perduta.

La visione continua, e dal Centro, cioè dal Sistema, dal Centro-Dio, apparve sulla sommità di una montagna, cioè di una Vetta, di un Apice il più grande dei Soli, IL SOLE DELLA VITA. La montagna può rappresentare la vetta, il punto finale dell’evoluzione, il ritorno in seno a Dio.

Quando parliamo del Cristo, non stiamo parlando di un profeta, di un avatar, di una incarnazione umana, di un essere semplicemente evoluto, ma del SOLE DELLA VITA.

Quale potenza, significato sostanziale, radicale ampliamento di potenza concettuale rispetto a quello a cui siamo abituati, e a quello che anche la nostra Chiesa ci ha abituato con le distorsioni di un tramando che ha fatto perdere al Cristo la Sua sostanzialità.

Questa prima parte si conclude con questa inequivocabile espressione: Lui unico Signore. Unico, significa per tutti, Unico perché in sé non esclude nessuno, ma tutti accoglie: Egli è posto all’apice non per un discorso di partigianeria fideistica, come è solito costruire la nostra mente, che ha sempre bisogno di un nemico da combattere, o qualcuno da contrapporre per sentire il proprio ego migliore e superiore a quello degli altri!

Unico perché il Sole dona la vita a tutti, riscalda tutti, illumina tutti, da tutti i lati della terra, da ogni punto cardinale. In Cristo si realizza la Vita, poiché è la Vita stessa, si realizza e si esemplifica l’Amore poiché è l’Amore stesso.

Bibliografia di riferimento: Brani Ultrafanici vol. 1

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