Etica

Che cosa è l’etica?

Prendendo la definizione che si trova nei nostri dizionari la si definisce come “ogni dottrina o riflessione speculativa intorno al comportamento pratico dell’uomo, soprattutto in quanto intenda indicare quale sia il vero bene e quali mezzi atti a conseguirlo, quali siano i doveri morali verso sé stessi e verso gli altri e quali i criteri per giudicare sulla moralità delle azioni umane” (Treccani)

Per me l’etica rappresenta qualcosa che non ha solo un senso “orizzontale”, cioè che dovrebbe regolamentare la vita nel nostro mondo e nella nostra società, ma è qualcosa che ha anche un senso “verticale” e cioè sono tutte quelle norme che guidano la nostra evoluzione.

Così l’etica ha la funzione di costruire quelle qualità morali atte a spostarci dallAnti-Sistema, in cui siamo immersi nel tempo, al Sistema, cioè nell’Infinito, punto di arrivo del nostro percorso vitale.

Come abbiamo sempre visto così come esistono delle verità relative, e quindi delle conoscenze relative ad ogni piano di esistenza così anche l’etica è relativa e progressiva. Ogni fenomeno ripete lo schema e ricalca le stesse leggi, non può essere diversamente in un Universo unitario.

Nel tempo quindi l’etica ha subito delle trasformazioni e tutt’ora ne sta avendo: siamo, infatti, in piena transizione evolutiva.

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Cosa ci permettere di giudicare un’etica? La misura è data dalla sua posizione evolutiva, ed il metro di riferimento è l’etica del Sistema dove vige la Legge di Dio, intorno a cui la vita, di tutti gli esseri spiritualmente evoluti che vi gravitano, è coordinata e armonizzata.

Così se l’etica ci permette di discernere tra ciò che è bene e ciò che è male, essa culmina e coincide con la saggezza.

Dunque tanto più saliremo spiritualmente e tanto più l’etica approssimerà alla perfezione, coincidendo con la Legge.

È necessario per noi riconquistare una saggezza che è andata perduta con la Caduta, che si è dispersa nell’ignoranza e nell’oblio della materia: così vagando fin dalla notte dei tempi, per tentativi ed errori, tormentati dal dolore, procediamo a tentoni nella vita, alla ricerca della Conoscenza.

Non ci rimane dunque altro che la libera sperimentazione, per imparare le necessarie lezioni, attraverso il nostro sforzo etico per riabbracciare e ritrovare la Verità perduta.

Diventa allora necessario superare ogni prova, pagando sulla nostra pelle le conseguenze dei nostri errori, in modo da poter imparare articolo per articolo, ogni regola della Legge.

Possiamo quindi tracciare una prima grande regola: è morale, giusto, etico e lecito tutto ciò che ci porta a Dio, al contrario è immorale, ingiusto, non etico ed illecito tutto ciò che da Lui ci allontana.

A livello umano, l’etica non è sempre la stessa, ma dipende dalla forma mentale dell’individuo, dal suo modo di concepire la vita secondo il suo livello biologico”. (Pietro Ubaldi, Principi di una Nuova Etica)

Così vediamo nella nostra società posizioni differenti, un senso del giusto diverso, un considerare lecito o illecito un’azione in base al proprio metro di misura, alla propria educazione, e sovente più secondo la voce dell’istinto che della ragione e ancor meno della coscienza.

Quel che più mi interessa analizzare e meditare in questo breve articolo è in prima istanza le due differenti etiche, quella dell’involuto e quella dell’evoluto.

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Per l’involuto, ancora immerso nell’Anti-Sistema, il punto di riferimento della propria etica è solo uno: sé stesso. Pertanto per lui è morale, e quindi il senso del bene e del male è rappresentato dal suo stesso interesse.

Per lui è bene ciò che gli è vantaggioso ed utile, ed è male ciò che per lui è dannoso. Se non vi fossero leggi esterne ad arginarlo, si farebbe legge da solo per il suo proprio ritorno e guadagno.

Così per l’involuto, per farlo crescere e maturare, è necessario parlargli con il solo linguaggio che è in grado di comprendere: quella del premio o della pena. Così nascono i codici del diritto, le leggi umane, la morale chiesastica, che hanno la funzione di educare, attraverso la paura dell’inferno eterno o il vantaggio del paradiso (come nel caso della Chiesa) o della sanzione (come nel caso della Giurisdizione) l’essere arretrato sul cammino della vita.

Così i costumi della società sono adeguati al tipo medio che in essa vive, poiché rappresenta la maggioranza, e le autorità, religiose o governative, parlano nei soli modi con cui la massa li può comprendere. Ricordiamoci che viviamo ancora in un ambiente di lotta e di attriti, dove l’egoismo separatista prevale, di conseguenza chi comanda non può fare a meno, dato il suo stesso livello e quello della massa che è chiamato a dirigere, che utilizzare i metodi che a quel livello competono, cioè quelli della coercizione, quindi della forza.

Non volendo ora dilungarmi oltre su questo aspetto che lascerò per altri articoli, non posso però almeno non sottolineare che l’ordine sociale, sia esso civile che religioso, nel nostro mondo non può funzionare che come una disciplina imposta con la forza all’individuo, il quale per natura, è ribelle. Così questa forza diventa necessaria per mantenere un minimo di ordine che altrimenti non sarebbe garantito.

Di fronte a quelli che sono gli istinti degli uomini, che compongono la nostra stessa società, questa deve sopportare l’onere di leggi coercitive, con le sue sanzioni penali, controlli, tribunali, polizie ecc…

Così vediamo nella nostra società continui attriti, disordini, lotte con un grande dispendio di energie da parte di tutti, complicazioni a non finire e inutili perdite di tempo.

La lotta, come vedemmo altrove, prende ora la forma della legislatura, come una forma più avanzata e intelligente, pur rimanendo uguale nella sostanza.

Vediamo così come la Legge di Dio, di per sé unitaria, si sia polverizzata nel nostro mondo, in una infinità di articoli, in un caos di leggi particolari, così come il Sistema si è polverizzato nell’Anti-Sistema, e come questi articoli, questi codici vengano nel tempo modificati, cambiati alla ricerca di una sempre maggiore perfezione, risentendo della stessa spinta evolutiva che fa pressione dentro ognuno di noi.

L’etica dell’involuto è così esteriore e formale, superficiale e basata sulle apparenze. Per applicarla ha necessità di un vincolo che proviene dall’esterno, deve avere paura del danno o spinto dal desiderio di un proprio torna conto. Egli è di fatto mosso solo da impulsi egoistici.

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L’etica dell’evoluto è interiore, sostanziale e profonda, è la morale di colui che agisce per convinzione e non per coercizione, perché ha la coscienza risvegliata.

Il tormento tenderà a scomparire tanto più si sale verso l’Alto, così “a livello dell’evoluto che, conoscendo la sua posizione nell’organismo collettivo e il dovere corrispettivo, lo adempie liberamente, mettendosi senza attrito nel posto che gli appartiene, perché sa che in questo è il suo interesse, ma un interesse intelligente e consapevole, diverso da quello egoistico e distruttivo, praticato dall’involuto” (Pietro Ubaldi, Principi di una Nuova Etica)

L’etica dell’evoluto è più libera, ma molto più rigorosa di quella dell’involuto. La sua libertà non va a discapito degli altri, ma a beneficio; non è la libertà assoluta dell’essere, ma la libertà responsabile dell’individuo fattosi membro della collettività.

L’evoluto esige la virtù prima di tutto da sé stesso, mentre l’involuto è portato ad esigere dalla virtù prima di tutto dagli altri. “”il primo (l’evoluto) cerca l’onestà prima di tutto in sé stesso, a beneficio degli altri. Il secondo (l’involuto) cerca l’onestà prima di tutto negli altri, per sfruttarli meglio a suo vantaggio“.

L’etica dell’evoluto, a differenza di quella dell’involuto, non pensa al proprio utile, ma innesta il proprio utile in quello collettivo. Di fatto per l’evoluto è giusto ed onesto, e quindi etico, ciò che non crea danno a sé stessi e agli altri.

L’evoluto non fa calcoli di interesse personale, non è governato dalla paura di essere sanzionato o dal desiderio di ricevere meriti e onore. Fa semplicemente ciò che è giusto perché questo è la sua natura, la sua legge.

L’evoluto non agisce nemmeno in merito al desiderio di una premio posto nell’al di là, come ricompensa per cui fare il bene. Egli ha conquistato la Conoscenza della Legge, almeno fino ad un certo grado, che gli ha consentito di comprendere semplicemente che il danno altrui è il proprio danno: che lui non esiste come singolo, come io separato, come coscienza individuale.

L’evoluto ha conquistato una coscienza collettiva, e la sua etica ruota intorno a questo livello di vita, che include il bene del suo prossimo, che è il suo stesso bene. La sua etica non è scritta su tavole di pietra ma nel suo cuore, dove risiede la Legge di Amore.

Questo progresso dell’etica così si rifà ancora una volta a quel principio di spiritualizzazione che investe ogni fenomeno universale. Dalla materia, esterna e superficiale, dove sono scritte le leggi, allo spirito, interno e profondo dove è incisa la Legge di Dio.

Bibliografia di riferimento: Pietro Ubaldi (Principi di una Nuova Etica)

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