Karma e Reincarnazione

Affrontiamo oggi un argomento che per molte persone è diventato quasi scontato, perchè aperte ai concetti espressi dalle religioni o filosofie orientali, le quali trattano questi argomenti fin dalla notte dei tempi, e che da sempre fanno parte del loro bagaglio teologico e/o concettuale, ma che per altri, specialmente chi è vicino al Cristianesimo sia esso cattolico o ortodosso, non è accettato in quanto non contemplato dalla dottrina della Chiesa. In Europa la teoria della reincarnazione entrò grazie alla Teosofia. In sudamerica, specialmente in Brasile grazie allo spiritismo di Allan Kardec. In india è trattato da sempre nei testi sacri Vedici e nelle Upanishad, idem nel buddismo, fu chiarito e diffuso su larga scala dall’insegnamento di Gautama Sakyamuni (il Buddha).

Questo tema, karma e reincarnazione, si inserisce perfettamente nell’inquadramento dei Principi della Legge di Dio che a noi interessa conoscere, Legge Universale che regge la vita e che non è partigiana di una religione piuttosto che di un’altra. È neutra proprio perché Universale, è unica e presente nella sostanza di ogni religione, anche se espressa per gradi successivi a secondo dei luoghi e dei tempi in cui si è rivelata. Rimane inviolata e perenne anche se non collima con i precetti, i dogmi e le forme esteriori di queste. 

Iniziamo dunque dal Karma.

Il Karma è la legge di causa e di effetto.

Questo significa che ogni effetto che vediamo apparire nella nostra vita è legato ad una precedente causa che l’ha generata: così come le cause che seminiamo avranno presto o tardi un effetto che in qualche modo si materializzerà nelle nostre vite. Questo assolve in modo semplice e chiaro al principio di giustizia e di equilibrio che governa la vita di tutti gli esseri.

Potremmo spiegarla in parole semplici: quel che semino raccoglierò, e quel che sto raccogliendo ho seminato.

Questo principio tanto semplice quanto sorprendentemente poco compreso, ci pone come unici responsabili delle nostre esistenze e delle nostre azioni.

Così la nostra posizione è legata ad una concatenazione di cause da noi stessi seminate in passato, di cui nel presente attuale vediamo gli effetti, e che chiamiamo destino.

Esiste per noi tuttavia una zona di libera sperimentazione nel presente, che chiamiamo libero arbitrio dove seminiamo nuove cause, di cui vedremo un domani più o meno lontano gli effetti.

Liberi di seminare le cause, ma inesorabilmente legati agli effetti. Libertà e destino si sintetizzano in questo semplice concetto, che qui chiamiamo karma.

Alla luce di questo possiamo introdurre il concetto di reincarnazione.

Questa legge si innesta perfettamente nel concetto di evoluzione. Anzi, l’evoluzione non può spiegarsi senza il concetto reincarnativo.

L’evoluzione spirituale può significare solo reincarnazione. Solo l’eterna esistenza di un io personale può consentire il suo progresso, la sua responsabilità e la correzione con il dolore. Fuori da questo punto di vista, la struttura organica dell’insieme perde il suo significato e la grande impronta di redenzione in cui tutto cammina, perde la sua meta.” (Pietro Ubaldi, Problemi Attuali)

La visione che portiamo avanti ci parla di un Monismo, in cui la Legge è presente a tutti i livelli di esistenza e dove l’evoluzione è l’asse portante delle nostre vite.

Abbiamo detto svariate volte, che se esiste un movimento evolutivo, questo è la metà di un precedente movimento involutivo, conseguente alla Caduta.

Caduta e Salvezza, Involuzione ed Evoluzione, Causa ed Effetto, non sono che due fasi dello stesso fenomeno che si chiude con il suo movimento di ritorno opposto e complementare.

L’evoluzione è un processo che non avviene linearmente. Ma per cicli, di andate e ritorni, e seguendo una traiettoria spiralizzante si riavvolge su se stessa per procedere in avanti e più in alto. Questo andi-rivieni è del tutto simile a quello che avviene con la reincarnazione, in cui lo spirito oscilla tra la materia del nostro mondo fenomenico e gli ambienti spirituali che sfuggono alla nostra percezione sensoria in un susseguirsi di sali e scendi reincarnativi.

Ora diventa pressoché necessario ammettere che per percorrere tutto il tragitto di ritorno che consiste nel completare la nostra evoluzione non sia possibile una unica esistenza, che renderebbe impossibile l’assimilazione di tutte le esperienze, e la riconquista di tutte le qualità andate perdute con la Caduta.

È giocoforza la necessità di avere una pluralità di possibilità, che consiste, per lo spirito in evoluzione di prendere forma fisica svariate volte.

A favore di questa tesi cercheremo di elencare alcuni punti accompagnati da una breve spiegazione:

  1. A favore della tesi della reincarnazione vi è un primo fatto che milioni di persone vi credono, che è presente nelle più antiche forme religiose, che molte menti eccelse vi hanno creduto quali Pitagora, Platone, Origene, Schopenhauer, Seneca, Goethe, ecc…era accettata da S. Agostino, e se già sole queste eccelse menti vi credettero è un buon motivo per ritenerla valida.
  1. Essa è presente anche nei passi del Vangelo, ed era conosciuta ai tempi di Cristo come una verità scontata, di cui Cristo non aveva alcuna necessità di sottolineare, tale fatto è supportata anche dal fatto  che il concetto reincarnativo era accettato dalla Chiesa primitiva ma fu abolito dalla religione cristiana con il Concilio di Costantinopoli nel 553 d.C., con 3 voti a sfavore contro 2!
  1. La reincarnazione è l’unico concetto che mette d’accordo la Giustizia di Dio e la Sua Bontà con le disgrazie che avvengono nella nostra vita. Che altrimenti con altri sistemi non si spiegherebbe e tutto rimarrebbe nel mistero
  1. L’assurdità di avere una ed una sola possibilità, con una sola esistenza terrena per guadagnarsi un Paradiso Eterno o al contrario un inferno Eterno. Infatti se anche dovessi sbagliare per una vita intera, la mia colpa sarebbe comunque temporanea, avente un inizio ed una fine, quindi l’espiazione deve essere proporzionata alla colpa commessa: questo per il principio che l’effetto (espiazione) deve essere proporzionale alla causa (colpa).
  1. L’evoluzione dell’io, che deve imparare diverse lezioni e purificarsi può richiedere lunghe tappe e moltissime esperienze, e che tutto ciò che impara deve rimanere come un suo patrimonio:”La teoria dell’evoluzione, implica la conservazione dei valori che l’essere acquisisce, attraverso l’esperienza della vita. Si vive per imparare e solo imparare valorizza il vivere. Ora, la logica ci dice che, senza reincarnazione, la conservazione dei più grandi valori della vita è impossibile, perché manca il filo dell’evoluzione. Quindi, senza reincarnazione, perderebbe il sistema dell’universo tutto il potere di risanamento, per correggere la sua imperfezione e per tornare alla perfezione, e il dolore sarebbe un tormento senza senso, senza scopo utile.”
  1. L’assurdità dell’anima che viene creata al concepimento e che rimane eterna dopo la morte: “se non vogliamo negare l’eternità dello spirito dopo la morte, dobbiamo ammettere in parallelo la sua eternità prima della nascita. L’universo è un organismo equilibrato. Non può esserci una bilancia con un piatto su un solo lato. Non può esserci un semicerchio senza un corrispondente, inverso e complementare che lo completi“. Quindi se è eterna dopo deve esserlo anche prima altrimenti se non lo era prima non può esserlo nemmeno dopo.
  1. All’errato concetto della creazione dell’anima con il concepimento si aggiunge il fatto che: la nostra personalità umana nasce con i suoi istinti già presenti fin dalla nascita, le tendenze innate, spesso completamente diverse da quelle dei genitori. La diversità di carattere spesso molto marcate tra fratelli o tra gemelli omozigoti. Se pur sono presenti similitudini o uguaglianze somatiche (ereditarietà biologica), la componente psichica-caratteriale è spesso estremamente differente (ereditarietà spirituale) “L’io, essendo nato sulla terra, rappresenta fin dai primi anni una personalità sua, già definita nei suoi punti essenziali, che gli anni non possono mai modificare completamente. Se vogliamo attribuire logica e giustizia al fatto che siamo nati in posizioni e con qualità così diverse, dobbiamo ammettere che questa è la conseguenza di un passato individuale che, in virtù del principio universale di causa ed effetto, (il Karma n.d.r.) ci accompagna nelle sue conseguenze. Se così non fosse, altra cosa non sarebbe accaduta, senza dichiarare questo fatto un’ingiustizia e ricadere nell’oscurità del mistero” . La presenza di questi istinti ci dice anche che lo spirito incarnato doveva già conoscere questo ambiente terreste per possederli, che doveva aver acquisito già altre esperienze di questo tipo.
  1. L’universo è in divenire. Almeno fino ad evoluzione compiuta.”Nel nostro universo, l’esistenza di ogni essere assume la forma di “divenire” o trasformismo, in modo che “esistere” possa solo significare “divenire”. Ora, per fissare l’essere in uno stato definitivo, non più soggetto al percorso evolutivo o involutivo, come lo è nello stato per sempre immutabile del paradiso o dell’inferno, significa paralizzare il “divenire”, che significa paralizzare l’esistenza, […] Se l’essere vuole continuare ad esistere, deve quindi continuare il suo trasformismo nel cammino di evoluzione, anche dopo la morte, come ci dice la reincarnazione. C’è un termine al “diventare, ma solo alla fine del processo evolutivo, e con la perfezione raggiunta nel ritorno a Dio.”
  1. La teoria della reincarnazione è in armonia con le leggi dell’universo: con l’indistruttibilità della sostanza, secondo cui ciò che muta è solo la forma, può mutare la nostra personalità ma non può essere distrutta. Nell’Universo tutto funziona per cicli e ritorni, nulla nasce all’improvviso ma come lenta trasformazione di ciò che già esiste.
  2. La reincarnazione si lega indissolubilmente alla teoria della Caduta, chi nega una delle due deve negare anche l’altra: altrimenti senza la Caduta non si spiega il principio di evoluzione, la presenza del dualismo e dell’anti-Sistema (il nostro universo fenomenico) posto in antitesi al Sistema, cioè alla perfetta Creazione Spirituale dove le Scintille Divine sono state generate. Cade in sostanza la logica cosmologica vista dal punto di vista spirituale.

In conclusione aggiungiamo che la teoria della reincarnazione è una cosa seria, e non deve essere usata per investigare su vite passate per la mera curiosità personale.  E se conoscere il proprio passato reincarnativo è possibile, ammesso che i mezzi utilizzati siano seri e comprovati, questa conoscenza dovrebbe essere utilizzata solo per aiutarci ad armonizzarci e seguire la Legge di Dio. Oltretutto a scanso di equivoci, non possiamo pensare di essere stati migliori di ciò che siamo oggi quindi forse val più la pena lavorare su ciò che siamo oggi come frutto del nostro passato, che scoprire un passato molto probabilmente più sgradevole dell’attuale presente.

Un ultima nota, anch’essa molto importante sul karma. Questa legge non deve essere utilizzata per giudicare gli altri e le loro situazioni esistenziali: anche perché pur sapendo che esiste una legge di causa e di effetto, nessuno di noi può conoscere in realtà tutto il filo esistenziale dei propri simili. E’ nell’istinto umano porsi dalla parte del giudice e non quella di chi sbaglia. Con tale giudizio sulla colpa altrui si soddisfa il proprio senso di giustizia a spese del prossimo, ma quando tocca a noi pagare, tale metro di misura usato su di noi non ci aggrada affatto! Inoltre questa teoria non ci esime dal dovere morale di aiutare chi sta peggio di noi o chi è diverso o chi è in difficoltà, perché altrimenti a nostra volta ci renderemo colpevoli davanti alla Legge di Dio, che è Legge Cristica, cioè Legge di Amore e che richiede senza se e senza ma l’aiuto fraterno e l’assenza di giudizio verso gli altri!

Bibliografia di riferimento: Problemi attuali, Il Sistema, La Tecnica Funzionale della Legge di Dio (Pietro Ubaldi)

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