La Personalità umana (1° parte) I due binomi (spirito-materia e maschile-femminile)

Con questo articolo, vogliamo iniziare ad affrontare il tema della personalità umana, per inquadrarla come fenomeno all’interno di tutti gli altri fenomeni che riguardano l’evoluzione del nostro Universo. Un particolare evento che si innesta nel movimento e nel ritmo del Tutto.

Ogni evento è collegato, connesso agli altri, e ogni fenomeno può essere sviscerato e osservato da diversi punti di vista, ritrovandone analogie con altri che si verificano ad altri livelli ma che ne conservano l’unicità dello schema e il principio direttivo.

Evoluzione significa ascesa; il che implica l’idea di diverse altezze o livelli, durante questo processo di ascensione. “(Pietro Ubaldi, Principi di una nuova Etica cap. 4)

Se tutto appare imperfetto è perché esso è in cammino, in fase di costruzione, ogni cosa tende a migliorare e sale per perfezionarsi. Così è anche la traiettoria della nostra personalità umana.

Lo sviluppo della personalità come vedremo risponde ai quei principi profondi che regolano la vita nel suo complesso. In essa troviamo espressa il principio di dualità, il concetto di libero arbitrio e destino, la legge di causa ed effetto, la legge del minimo mezzo, la tecnica degli automatismi, la traiettoria tipica dei moti fenomenici, il concetto di reincarnazione, di risveglio della coscienza ecc…tutti principi e leggi che guidano l’essere verso la riconquista dell’Unità perduta con la Caduta, (per affrondimenti: https://lanuovaera.blog/2021/02/01/la-grande-ribellione-la-teoria-della-caduta/) e che sarà riconquistata con l’evoluzione.

Procediamo per gradi…

La nostra vita attuale, e l’intero cammino evolutivo, si basa sul principio di dualità, dove la continua oscillazione tra gli opposti, tra due polarità, puntella la nostra crescita e il nostro sviluppo. Così la nostra personalità si alterna in un continuo movimento di andata e ritorno, tra esterno ed interno: da interno verso l’esterno per agire ed attuare, e dall’esterno verso l’interno per raccogliere e assimilare. Così nel nostro essere abbiamo una fase passiva, riflessiva, contemplativa che ci serve per ponderare e soppesare e una fase attiva, fattiva, per creare e realizzare. L’interno fa capo al centro, e l’esterno è a contatto della periferia della nostra personalità.

La nostra personalità è così costituita da un centro e da una periferia, tra loro comunicanti. Ad un estremo lo spirito, centrale, direttivo, all’altro estremo la materia, periferica, subordinata.

 “La personalità umana è dunque bipolare: spirito e materia, anima e corpo. Ciò è un equilibrio e uno squilibrio. Dal movimento delle due parti, l’una verso l’altra e l’una contro l’altra, nasce quella elaborazione per cui si evolve. Le due parti sono amiche e rivali, si attraggono e si respingono, si cercano e si fuggono, sono fuse per vivere insieme e, appena l’una è più debole, la più forte predomina e invade il campo dell’altra” (Pietro Ubaldi, La Nuova Civiltà del III millennio, cap. 27)

L’io è duplice, è al centro ed anche alla periferia. Il centro è rappresentato dallo spirito, che rappresenta il polo immobile e stabile; la periferia è rappresentato dall’organismo biologico, che all’opposto rappresenta il polo mobile e mutevole. Attraverso l’attività dei sensi, la periferia-organico-analitica capta le informazioni, mentre il centro-spirituale-sintetico le riassume e le elabora nel profondo.

La periferia rappresenta la quantità, con l’insieme delle esperienze e prove vissute, il centro rappresenta la qualità come distillato di quel vissuto. Tutto viaggia su un duplice binario, di andata e ritorno: il mondo interiore si nutre delle informazioni del mondo esterno, e a sua volta il mondo esterno è plasmato dalla volontà dal mondo interiore. Lo spirito rappresenta il software, il corpo l’hardware, insieme, nel nostro Universo dualistico, rappresentano un’unità inscindibile, lo scomparire di uno dei due termini segna la scomparsa anche dell’altro. Così lo spirito scompare alla nostra vista in un corpo inanimato, ed il corpo inanimato si disgrega senza la presenta dello spirito che lo vivificava.

Lo spirito rappresenta la causa, il corpo l’effetto. Entrambe viaggiano insieme compiendo il loro percorso evolutivo. La causa è nell’effetto e l’effetto è nella causa.  Lo spirito (causa) pervade e si diffonde nel nostro organismo, nell’attività di ogni cellula, fin nella sua composizione atomica e sub-atomica (effetto), e a sua volta l’effetto (il corpo) è una estroflessione della causa (spirito), come una sua continuazione, un’appendice con cui lo spirito può manifestarsi. Lo spirito elabora le esperienze che fa attraverso il corpo ed elabora anche il corpo stesso, raffinandolo e smaterializzandolo sempre più con l’evoluzione.

Lo spirito evolve verso piani sempre più rarefatti e in questo cammino si trascina dietro il suo veicolo materiale, si fa cioè progressivamente dei corpi sempre più sottili, adatti alla sua fase evolutiva e relative forme di vita” (Pietro Ubaldi, La Nuova Civiltà del III Millennio, cap. 27)

Lo spirito rappresenta l’apice che sta a capo del fenomeno della personalità, ad alta frequenza e ad onde corte, il corpo rappresenta la base, a bassa frequenze e ad onde lunghe, la sua coda. La corrente vibrazionale corre da un polo all’altro, lo spirito guida, il corpo segue, investito dalle energie sempre più elaborate ad onde corte ed alta frequenza dello spirito. Così tutta la personalità avanza ed eleva il suo potenziale, anche nella sua parte fisica. Tutto evolve lo spirito come la materia e lo spirito con la materia, e viceversa.

La personalità umana tuttavia non è composta solo da questo binomio verticale spirito-materia, ma è composta anche da un binomio orizzontale, e cioè il principio biologico positivo derivato dal nucleo dello spermatozoo paterno e il principio biologico negativo derivato dall’ovocellula materna.

Così vediamo in una visione d’insieme come gli elementi che costituiscono la nostra personalità formano una croce, il cui asse verticale è dato dallo spirito e dalla materia, e l’asse orizzontale dai caratteri ereditari biologici dei genitori. Questi 4 elementi insieme si fondono, pur lottando tra di loro, in cerca di un equilibrio instabile che sempre è pronto a spostarsi in relazione alle forze in campo, forze interne, forze dell’ambiente esterno, forze biologiche ereditarie.

Le correnti di vibrazioni che percorrono la nostra personalità derivano dunque da quattro sorgenti che rappresentano quattro mondi, quattro sintesi risultanti da un lungo passato. Esse sono: 1)l’io spirituale 2) l’ambiente terreno, 3) l’elemento paterno, 4) l’elemento materno” ( Pietro Ubaldi La Nuova Civiltà del III Millennio cap. 27)

La lotta tra gli elementi ereditari paterno-materno, avviene sul piano organico-psichico, ed ha il suo apice nella pubertà, in cui prevale sulla personalità dell’adolescente la personalità più dominante. Entrambe le forze rimangono vive, una delle due ha la preponderanza nel carattere del futuro adulto, la parte che rimane in minoranza tuttavia non è annullata ma rimane con funzioni minori, e può avere anch’essa il suo campo di espressione, e talvolta controbilanciare la parte dominante. Così abbiamo lo sviluppo di variegati caratteri, taluni impulsivi e semplici, altri riflessivi e complessi, taluni sensibili ed altri pragmatici. La gamma è ricca in funzione della miscellanea individuale.

Non esiste così un carattere perfetto, equilibrato in senso assoluto, come non esiste il patologico assoluto. La vita se toglie sa compensare, anche se a volte sfugge alla nostra percezione, e là dove lo squilibrio è presente è per ritrovare un equilibrio in futuro, come la malattia non è condanna ma condizione necessaria alla futura salute, l’errore è condizione necessaria per istruirci, la debolezza condizione necessaria per rafforzarci.

Oltre a questa lotta che avviene sul piano biologico, vi è un’altra lotta quella dello spirito sulla materia. La lotta per l’affermazione dei valori morali ed etici in combattimento con i valori del mondo e dell’ambiente esterno, e con quelli della materia presenti in sé stessi: la propria passionalità.

Così lo spirito, giunto a maturazione, martella la materia per plasmarla e sottometterla al suo volere, e la materia fa le sue resistenze per opporsi al cambiamento. Così avviene anche in rapporto all’ambiente esterno, dove il nuovo che avanza è osteggiato dal vecchio che vuole sopravvivere ma a cui sarà costretto a cedere il passo. Tutto assume la forma della lotta, necessaria ai fini dell’evoluzione. Più vasto è il campo di battaglia e più difficile è l’armonizzazione, perché “la sintesi unitaria dell’io non avviene solo nel piano organo-psichico, ma anche nel più alto piano spirituale” (Pietro Ubaldi). E di questa lotta ne sanno bene i santi e gli evoluti, in cui l’elemento spirituale inizia ad emergere o è già preponderante, così che la lotta si fa sempre più aspra, dentro di sé e con il mondo esterno; mondo che non comprende le tempeste interiori di tali individui.

Lo stato psichico di tali eccezionali individui, viene classificato spesso con il termine di nevrosi, il quale però può nascondere il genio, e non il patologico. Se il metro di misura lo fa la media della massa è ovvio che l’eccezionale è sempre al di fuori di tali regole e che per questo viene relegato nel patologico; ma in questo caso la nevrosi potrebbe essere un sintomo di evoluzione, dato dall’essere un disadatto in un mondo terreno, che agli occhi di un evoluto rappresenta un vero e proprio inferno, e la cui patria è nei Cieli, dove esistono altre regole ed altri modi di vivere.

Ognuno ha il proprio centro di gravità attorno a cui ruota la propria esistenza. C’è chi la pone intorno al corpo e alle sue esigenze, chi su un piano emotivo e sensibile, chi lo sposta verso un piano intellettivo e razionale e chi invece lo ha posizionato nel piano spirituale. Ognuno crea una propria psico-sintesi relativa al piano di evoluzione a cui appartiene.

Così la potenza creativa del genio, le aspirazioni del santo, il coraggio dell’eroe trascendono il piano di un normale equilibrio, perché hanno il loro centro vitale posto in un piano più alto, nello spirito, e non sul piano immanente organico, e per questo la materia può far fatica a star dietro ad un così alto voltaggio interiore, tale da poter manifestare malessere e insofferenza. Quella di cui parliamo qui non è la via mediana, alla ricerca dell’equilibrio degli opposti, ma la via delle ascensioni umane dove l’equilibrio sempre vuole spostarsi più in alto, trascinato dalla forza dello spirito.

Fine prima parte

Bibliografia di riferimento: La Nuova Civiltà del III Millennio, Principi di una Nuova Etica, (Pietro Ubaldi)

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